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	<title>Principio di Indeterminazione &#187; inquinamento</title>
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		<title>Le vigne inglesi e il cambiamento climatico</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 15:54:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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Fausto Carioti, giornalista di Libero che ha scritto più volte sul tema dei cambiamenti climatici (qui il suo blog), scrive nel 2007 che nel primo secolo dopo Cristo i romani cominciarono a coltivare l&#8217;uva in Inghilterra, una prova che in passato le temperature erano molto alte e che quindi il fenomeno della crescita della temperatura, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/shakespearesmonkey/467312124/"><img class="aligncenter" src="http://farm1.static.flickr.com/204/467312124_8321cdcdf7_d.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p><strong>Fausto Carioti</strong>, giornalista di Libero che ha scritto più volte sul tema <strong>dei cambiamenti climatici</strong> (<a href="http://aconservativemind.blogspot.com/search/label/Energia%20e%20ambiente">qui il suo blog</a>), <a href="http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=4861">scrive nel 2007</a> che nel primo secolo dopo Cristo i romani cominciarono a coltivare l&#8217;<strong>uva in Inghilterra</strong>, una prova che in passato le temperature erano molto alte e che quindi il fenomeno della crescita della temperatura, che stiamo vivendo in questi decenni, sia un fenomeno ciclico, già avvenuto nel medioevo. <strong>Stefano Caserini</strong>, professore di Fenomeni di Inquinamento presso il Politecnico di Milano, offre argomentazioni contro questa tesi, supportata da molti scettici, nel suo libro &#8220;A qualcuno piace caldo&#8221;, <a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/161/">edito da Edizioni Ambiente</a>.<span id="more-115"></span></p>
<p>La vite (<em>vitis vinifera</em>) è una pianta che ama il sole, la scarsa radiazione solare (quella delle basse latitudini) non pone un limite alla sua crescita se non che l&#8217;estati particolarmente piovose riducono il suo tenore zuccherino (<a href="hhttp://it.wikipedia.org/wiki/Vitis_viniferattp://">fonte Wikipedia</a>). I romani la introdussero nel sud dell&#8217;Inghilterra e la produzione avanzò fino al XIII secolo per poi subire un declino fino al 1950, con una breve ripresa nel &#8216;700. Oggi, dice Caserini, ci sono più di <strong>400 vigneti</strong> in Inghilterra di modeste dimensioni ed esiste anche un <a href="http://www.english-wine.com/">sito apposito per il vino inglese</a>, che elenca i vigneti presenti nel paese. Ora la domanda è: si può considerare la diffusione delle vigne come un indicatore dei cambiamenti climatici? Oltretutto non capisco come faccia Carioti a dire &#8220;Oggi simili coltivazioni sarebbero impossibili&#8221; visto che oggi si coltiva la vigna come mai in passato. Probabilmente, come è accaduto con altre coltivazioni, si è cessato di coltivare il vino perché non era più conveniente oppure perché sono cambiate le condizioni socio-economiche.</p>
<p>Cercando su Internet i motori di ricerca portano sempre a <a href="http://www.meteoparma.com/news.html?news=152">pagine come questa</a>, che enuncia:</p>
<blockquote><p>Per la coltura della vite, occorre che la temperatura media dei tre mesi estivi sia di almeno +18,5°C, mentre attualmente a Londra è di almeno due gradi inferiore.</p></blockquote>
<p>Allora le vigne che oggi ci sono in Herefordshire o nel Worcestershire? Cercherò il commento di un esperto di agraria che mi sappia dire qualcosa di meglio sulle condizioni climatiche necessaria per la crescita della <em>Vitis Vinifera</em>.</p>
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		<title>Inquinamento delle città: si stava meglio quando si stava peggio?</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 09:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ne Il Foglio del 29 Gennaio Roberto Volpi, statistico e giornalista, scrive un articolo dal titolo &#8220;La favola dell&#8217;inquinamento&#8221;, sottotitolando &#8220;Secondo l&#8217;Istat l&#8217;aria in Italia è più pulita di vent&#8217;anni fa, ma nessuno lo dice&#8221;.
Titolo ad effetto, senza dubbio, ma non troppo cinico: in effetti la notizia di un miglioramento in qualunque aspetto del clima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jarfilms/2301611128/"><img class="alignnone" src="http://farm3.static.flickr.com/2332/2301611128_2e8fb7c454_d.jpg" alt="" width="400" height="262" /></a></p>
<p>Ne <strong>Il Foglio</strong> del 29 Gennaio <strong>Roberto Volpi</strong>, statistico e giornalista, scrive un articolo dal titolo &#8220;La favola dell&#8217;inquinamento&#8221;, sottotitolando &#8220;Secondo l&#8217;Istat l&#8217;aria in Italia è più pulita di vent&#8217;anni fa, ma nessuno lo dice&#8221;.</p>
<p>Titolo ad effetto, senza dubbio, ma non troppo cinico: in effetti la notizia di un miglioramento in qualunque aspetto del clima e dell&#8217;ambiente non trova mai posto sui giornali. Eppure qualcosa migliora, le foreste in alcune parti del globo aumentano la loro estensione, così come i ghiacci oppure può succedere che questi ultimi anni di &#8220;progresso&#8221; ci abbiano portato anche qualcosa di positivo dal punto di vista dell&#8217;inquinamento. Queste notizie però, sui mass media tradizionali, prendono subito il sapore di una <strong>strategia negazionista</strong>, prova del fatto che i mass media (in Italia e non solo) non sono adatti a dibattiti dal sapore scientifico, dove non si può con un titolo in due righe o con un virgolettato ad effetto riassumere una posizione su una tematica così complessa.</p>
<p>Vediamo cosa dice l&#8217;Istat nel suo rapporto &#8220;<strong>Le emissioni atmosferiche delle attività produttive e delle famiglie</strong>&#8220;, <a href="http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20090128_00/testointegrale20090128.pdf">scaricabile da Internet</a> senza problemi. Nel periodo considerato 1990-2006 <strong>le emissioni di CO2 delle famiglie sono aumentate</strong>, non sono per l&#8217;aumento della popolazione (che è aumentata di 2 milioni in 16 anni), mentre quello delle attività produttive è cresciuto ma in maniera più marginale. Per gli <strong>acidi</strong> nell&#8217;aria e l&#8217;<strong>ozono troposferico</strong> c&#8217;è stato un netto miglioramento: <strong>ambedue sono diminuiti</strong> si sono praticamente dimezzati. Stesso discorso per le emissioni di <strong>metalli pesanti</strong> come il Cadmio, Cromo, Rame, Mercurio e Nichel, sono diminuiti in maniera sensibile. Solo l&#8217;Arsenico e il Selenio sono di poco aumentati.</p>
<p>Questi numeri non vogliono &#8220;da soli&#8221; descrivere un&#8217;intera situazione, come nessun numero può fare quando si tratta di situazioni complesse, di certo aiutano a comprendere cosa sta accadendo nelle città italiane e nel paese intero nel fronte inquinamento.</p>
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