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	<title>Principio di Indeterminazione</title>
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	<description>The most incomprehensible thing about the world is that it is at all comprehensible</description>
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		<title>Energiewende: la transizione (tedesca) verso l&#8217;energia sostenibile</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 15:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[
I problemi legati alle energie rinnovabili, o meglio, i problemi legati all&#8217;adattamento delle infrastrutture e delle politiche energetiche esistenti alle energie rinnovabili sono complessi e complicati. Sebbene la superficialità con cui se ne parla, spesso finendo a parlare con slogan o ad applicare straw man arguments a mitraglia, per risolvere o mitigare tali problemi c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/jasmic/275192902/"><img class="aligncenter size-full wp-image-729" title="275192902_5ebf39029e" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2013/03/275192902_5ebf39029e.jpg" alt="" width="400" height="278" /></a></p>
<p>I problemi legati alle energie rinnovabili, o meglio, i problemi legati <strong>all&#8217;adattamento</strong> delle infrastrutture e delle politiche energetiche esistenti alle energie rinnovabili sono complessi e complicati. Sebbene la superficialità con cui se ne parla, spesso finendo a parlare con slogan o ad applicare <em>straw man arguments</em> a mitraglia, per risolvere o mitigare tali problemi c&#8217;è bisogno di tempo, al fine di pensare soluzioni efficaci e per raccogliere le risorse necessarie.</p>
<p><span id="more-727"></span>A livello comunitario è stata elaborata nel 2010 la strategia chiamata <strong>Europa 2020</strong>, che si propone di diminuire del 20% le emissioni di gas serra rispetto al 1990, aumentare del 20% l&#8217;efficienza energetica ed arrivare ad una media del 20% di produzione energetica da fonti rinnovabili. Ogni paese ha il suo specifico obiettivo, ad es. l&#8217;Italia dal 10.1% del 2010 deve arrivare al 17%, la Germania dall&#8217;11% al 18%, la Francia dal 12.9% al 23%.</p>
<p>Qualche giorno fa sul WSJ Europe c&#8217;era un <a href="https://www.google.it/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=3&amp;cad=rja&amp;ved=0CEIQFjAC&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.pressdisplay.com%2Fpressdisplay%2Fviewer.aspx%3Fissue%3D10192013030500000000001001%26page%3D7%26article%3D8e310c8e-2653-4a49-b06d-e3631899c5b4%26key%3D9EWgE16glOiqTLGN4aPauw%253D%253D%26feed%3Drss&amp;ei=elk8UYfKFs6EtQbU9YCwDg&amp;usg=AFQjCNHVxvE3tNV6j6Tk01nWZycINeBtNA&amp;sig2=K8bh3XGjffmlyX-OPm5ftw&amp;bvm=bv.43287494,d.Yms">breve articolo</a> che parlava della politica energetica tedesca. La Germania è un paese che sta vivendo profondi cambiamenti nella gestione delle sue fonti energetiche, l&#8217;abbandono del nucleare a partire dal 2022, quattordici anni in anticipo rispetto a quanto la Merkel aveva deciso poco prima dell&#8217;incidente di Fukushima. L&#8217;energia nucleare era al centro della politica energetica delineata appena un paio di anni prima, una politica che si proponeva l&#8217;abbattimento del 40% delle emissioni entro il 2020 e dell&#8217;80% entro il 2050. E il graduale abbandono dell&#8217;energia nucleare vedrà quindi un&#8217;altra fonte energetica da affiancare all&#8217;energia rinnovabile per alimentare il paese: il carbone. Sembra paradossale ma mentre le rinnovabili crescono incessantemente in Germania, arrivando proprio nel 2011 a superare l&#8217;energia nucleare, così anche il carbone avrà un notevole incremento. Nel 2008 la Germania <a href="http://www.businessweek.com/stories/2007-03-21/germany-plans-boom-in-coal-power-plantsbusinessweek-business-news-stock-market-and-financial-advice">aveva pianificato</a> la costruzione di 26 nuove centrali a carbone, una politica economicamente razionale (nuovi posti di lavoro e uso del carbone prodotto nel paese) ma in contrasto con la politica low-carbon che si pubblicizza. <a href="http://www.forbes.com/sites/jamesconca/2012/08/31/germany-insane-or-just-plain-stupid/">Forbes lo scorso agosto faceva notare</a> che la nuova centrale a carbone pulito di Colonia da 2200 MW emetterà <strong>13 milioni di tonnellate di CO<sub>2</sub></strong> in un anno, più di quanto tutte le centrali nucleari emetterebbero in un periodi di venti anni. Con queste premesse sarà difficile per la Germania raggiungere l&#8217;obiettivo di riduzione delle emissioni.</p>
<p>Oltre al problema delle emissioni ce n&#8217;è un altro più impellente e preoccupante: l&#8217;aumento del costo dell&#8217;energia. Un recente studio della Camera del Commercio Tedesca (DIHK) dice che un&#8217;industria su cinque in Germania sta pensando di spostarsi all&#8217;estero, per via dei costi dell&#8217;energia elettrica. La ThyssenKrupp (acciaio), la GEA (zinco e rame), la Norsk Hydro (alluminio) hanno chiuso e stanno chiudendo impianti e licenziando persone. Eppure per costruire pale eoliche e campi fotovoltaici c&#8217;è bisogno di materie prime e importarle significherebbe aumentare ancora di più i costi. Gli incentivi statali, regolati dal <em>Renewable Energy Act</em> (EEG), garantiscono ai produttori di energia eolica, solare e a biomasse, un prezzo fisso per tutta la produzione per venti anni. Questi incentivi rendono molto conveniente l&#8217;installazione di nuovi impianti a energia rinnovabile, forse anche troppo: lo <a href="http://www.spiegel.de/international/germany/problems-prompt-germany-to-rethink-energy-revolution-a-852815.html">Spiegel stima</a> a 144€ il costo medio annuale ogni per famiglia per via dei sussidi, una cifra destinata a salire a 200€ nel 2013. Il Karlsruhe Institute of Technology stima che nel 2025 il costo all&#8217;ingrosso dell&#8217;energia elettrica sarà più alto del 75% rispetto ad oggi.</p>
<p>E infine c&#8217;è un il problema della rete elettrica, che va rimodernata ed adattata per venire incontro all&#8217;uso intensivo delle energie rinnovabili. Si stima che circa 8300 km di rete elettrica vadano costruiti o aggiornati in modo da portare l&#8217;energia elettrica dai luoghi di produzione (anche centrali eoliche off-shore) ai luoghi di consumo. L&#8217;energia eolica viene quasi tutta prodotta nel nord della Germania e questa deve venire trasportata nella parte sud e nella parte occidentale, per farlo in maniera stabile ed efficiente c&#8217;è bisogno di aggiornare la rete elettrica e la Germania conta di investire 20 miliardi di euro in questo: burocrazia e <em>nimby</em> permettendo. Infatti non è così facile mettere tutti i länder d&#8217;accordo e nemmeno l&#8217;opinione pubblica, infatti la costruzione di nuove infrastrutture elettriche a volte non sempre viene accettata con piacere dalla popolazione e dall&#8217;amministrazione locale.</p>
<p>Per riassumere, questa <strong>Energiewende</strong> (transizione/svolta energetica) è ambiziosa e sta sollevando tanti quesiti quanti problemi in Germania e nell&#8217;intera Unione Europea. Altri paesi anche stanno provando le stesse difficoltà, l&#8217;assenza di una dialettica su cosa sia giusto fare o no sull&#8217;energie rinnovabili sta portando ad un mercato drogato in diversi paesi europei: ad esempio l&#8217;Italia l&#8217;ha visto con il solare fotovoltaico e la Romania sembra stia ripetendo gli stessi errori. La Germania, con la sua politica spavalda, sta dimostrando gli effetti della diffusione troppo veloce delle energie rinnovabili: un mercato instabile ed una bolletta elettrica alle stelle (<a href="http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=nrg_pc_204&amp;lang=en">la Germania ha uno dei costi più alti in Europa, dopo Danimarca e Cipro</a>). Mi auguro che presto si trovino strategie più efficaci per politiche energetiche più sostenibili, tanto per l&#8217;ambiente quanto per i cittadini.</p>
<p><strong>LINK AGGIUNTIVI</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://medialab.sissa.it/osi/?page_id=17">Un&#8217;infografica proposta da Oggi Scienza</a>.</li>
<li><a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-DK-12-001/EN/KS-DK-12-001-EN.PDF">Il rapporto EUROSTAT 2010 su &#8220;Energy, transport and environment indicators&#8221;</a></li>
<li><a href="http://www.scientificamerican.com/blog/post.cfm?id=first-oxyfuel-clean-coal-power-plan-2008-09-04">Un articolo dello Scientific American sulla tecnologia del &#8220;carbone pulito&#8221;</a></li>
</ol>
<p><em>(foto di Jasmic, Flickr, Creative Commons)</em></p>
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		<title>Servizi Climatici</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2013 08:01:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[
Durante la terza conferenza mondiale sul clima (WCC3) l&#8217;Organizzazione Mondiale per la Meteorologia (WMO) ha introdotto il concetto di Servizi Climatici (climate services), inteso come l&#8217;uso delle informazioni climatiche mirato allo sviluppo di prodotti o servizi locali/regionali per il mondo industriale, agenzie governative, enti privati. L&#8217;intero framework è pensato per incentivare lo scambio di informazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/ecstaticist/1120119742/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-721" title="1120119742_ae74a3cc0d" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2013/01/1120119742_ae74a3cc0d.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a></p>
<p>Durante la <strong>terza conferenza mondiale sul clima</strong> (WCC3) l&#8217;Organizzazione Mondiale per la Meteorologia (WMO) ha introdotto il concetto di Servizi Climatici (<em>climate services</em>), inteso come l&#8217;uso delle informazioni climatiche mirato allo sviluppo di prodotti o servizi locali/regionali per il mondo industriale, agenzie governative, enti privati. L&#8217;intero framework è pensato per incentivare lo scambio di informazioni e concetti (non solo dati) tra il mondo della scienza del clima e gli utenti finali di tali dati, gli <em>stakeholders</em> (coloro che hanno degli interessi economici al riguardo).</p>
<p><span id="more-720"></span>La realtà è che negli ultimi decenni le scienze del clima hanno fatto grandi progressi, sia dovuti alla migliore comprensione che si ha della fisica dell&#8217;atmosfera e degli oceani e sia all&#8217;incredibile incremento nella potenza di calcolo disponibile e alle quantità di dati in grado di gestire. Le previsioni meteo a 7 giorni oggi sono accurate come erano quelle a 3 giorni di 10-15 anni fa, con un miglioramento continuo sia in risoluzione (spaziale e temporale) che in numero di variabili. Oltretutto oggi si è in grado anche di fornire delle previsioni che vanno da un mese a più di anno (previsioni stagionali, <em>seasonal forecasts</em>), sfruttando le informazioni sulla dinamica degli oceani, molto più lenta di quella dell&#8217;atmosfera. Tutte queste informazioni di cui si dispone hanno un enorme potenziale socio-economico, se si considera l&#8217;impatto per la società e il mondo industriale. Fino ad oggi molte delle decisioni in molti settori si sono prese solamente sfruttando le serie storiche, quindi assumendo un futuro identico al passato, senza considerare nessun tipo di previsione meteo-climatica. Oggi, sia per la necessità di rendere più efficienti i processi di decisione/industriali, sia per la maggiore accuratezza e disponibilità di dati meteo-climatici si sta cercando di incentivare la creazione di processi decisionali più efficaci e <em>climate-aware</em>.</p>
<p>Il mondo della pesca, della gestione dell&#8217;acqua e della salute pubblica, gestione delle foreste, dei trasporti, del turismo, dell&#8217;energia, sono fortemente influenzati dal clima e dalla sua variabilità (non vogliamo qui parlare di <em>climate change</em> ma di <em>climate variability</em>) ma chi prende le decisioni non è spesso pronto ad assimilare ed usare le informazioni climatiche di cui si dispone. Quando fermare una centrale elettrica per manutenzione? Quando fare rimboschimento in una precisa area? Quando pubblicizzare la stagione sciistica per un comprensorio particolare? Un&#8217;interazione tra scienziati/esperti e decisori può aiutare a dare risposte più robuste.</p>
<p>L&#8217;<strong>ENEA</strong>, in particolare il laboratorio di <a href="http://utmea.enea.it/labs/CLIM/index_it.php">Modellistica Climatica e Impatti</a> dove lavoro, è coinvolta in diversi progetti europei del Settimo Programma Quadro (FP7) sul tema dei servizi climatici. Dal 2011 coordiniamo <a href="http://www.climrun.eu/">CLIM-RUN</a>, che si propone di sviluppare nuove metodologie di modellistica e utilizzo delle informazioni climatiche in diversi settori: energia, turismo e incendi.</p>
<p>Lo scorso novembre invece sono cominciati due progetti europei in cui siamo sempre coinvolti (come unico partner italiano): <a href="http://specs-fp7.eu/">SPECS</a> ed <a href="http://www.euporias.eu/">EUPORIAS</a>, il primo coordinato dall&#8217;<strong>IC3</strong> di Barcellona e il secondo dal <strong>Met Office</strong> di Exeter. Su questi progetti ci si punta molto, sia per gli obiettivi che si propongono sia per la necessità dell&#8217;unione europea di dare risalto ai soldi che (ancora) si spendono sulla ricerca, <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Al-via-il-progetto-europeo-Euporias-piu-dati-per-la-politica-e-la-governance_314107699713.html">qui una breve agenzia adnkronos su EUPORIAS</a>. I due progetti sono complementari, si propongono di sviluppare nuovi modelli di previsione su scale temporali che vanno ad un mese (<em>seasonal</em>) a decine di anni (<em>decadal</em>) con l&#8217;idea di un continuo dialogo con gli stakeholders, in questo caso partner di grande importanza per il settore energetico (EDF, TERNA e GSE per l&#8217;Italia, National Grid) e non solo (ad esempio per le assicurazioni Allianz, Munich RE). I progetti sono agli inizi ma già si sono create delle interessanti interazioni sui processi decisionali che coinvolgono le informazioni climatiche e le differenze tra mondo industriale e mondo della ricerca nel trattare alcuni concetti chiave, come quello dell&#8217;incertezza delle previsioni.</p>
<p><strong>LINK AGGIUNTIVI</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://www.metoffice.gov.uk/services/climate-services">Pagina del Met Office sui Climate Services</a></li>
<li><a href="http://www.wcrp-climate.org/wgsip/wgsip15/SPECS_Doblas-Reyes_WGSIP15.pdf">Una presentazione su SPECS</a></li>
</ol>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2013%2F01%2Fservizi-climatici%2F&amp;linkname=Servizi%20Climatici" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2013%2F01%2Fservizi-climatici%2F&amp;linkname=Servizi%20Climatici" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2013%2F01%2Fservizi-climatici%2F&amp;linkname=Servizi%20Climatici" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2013%2F01%2Fservizi-climatici%2F&amp;linkname=Servizi%20Climatici" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2013%2F01%2Fservizi-climatici%2F&amp;linkname=Servizi%20Climatici" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2013%2F01%2Fservizi-climatici%2F&amp;linkname=Servizi%20Climatici" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2013%2F01%2Fservizi-climatici%2F&amp;title=Servizi%20Climatici" id="wpa2a_4">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Rifiuti (che tendono a) zero</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2012/12/rifiuti-che-tendono-a-zero/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 16:11:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Rifiuti zero. Zero emissioni. Chilometri zero. Impatto zero. Lo zero sembra voler essere il numero associato alla cultura dell&#8217;ecosostenibile, sebbene la presenza dello zero sia qualcosa di raramente osservabile in natura. Nulla si crea e nulla si distrugge (mi ricollego al mio post precedente) e quindi lo &#8220;zero rifiuti&#8221; sembra voler dire &#8220;zero cibo&#8221; oppure [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/kino-eye/37596727/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-718" title="37596727_1f8a33cd04" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/12/37596727_1f8a33cd04.jpg" alt="" width="400" height="225" /></a></p>
<p>Rifiuti zero. Zero emissioni. Chilometri zero. Impatto zero. Lo <strong>zero</strong> sembra voler essere il numero associato alla cultura dell&#8217;ecosostenibile, sebbene la presenza dello zero sia qualcosa di raramente osservabile in natura. Nulla si crea e nulla si distrugge (mi ricollego al mio <a href="http://www.matteodefelice.name/blog/2012/12/inceneritori-e-nanotossicologia/">post precedente</a>) e quindi lo &#8220;zero rifiuti&#8221; sembra voler dire &#8220;zero cibo&#8221; oppure &#8220;zero imballaggi&#8221;, &#8220;zero bottiglie&#8221;, insomma &#8220;zero crescita&#8221;. Questa potrebbe essere la lettura più pessimistica ed eccessivamente critica all&#8217;idea del <strong>Rifiuti Zero</strong> (Zero Waste), che va letta come il principio per cui i rifiuti dovrebbero tendere allo zero, cercando di massimizzare la parte &#8220;utile&#8221;, riducendo incarti, imballaggi, contenitori, insomma lo spreco.</p>
<p><span id="more-652"></span>Insomma il principio del Rifiuti Zero è quello di una doppia responsabilità: la <strong>comunità</strong> si impegna a riciclare, riusare e compostare mentre <strong>l&#8217;industria</strong> si impegna a progettare oggetti che si possano riciclare, riusare e compostare. Citando Bill Sheenan (<a href="http://archive.grrn.org/zerowaste/articles/21st_cent_vision_zw.html">un sostenitore del movimento Zero Waste</a>):</p>
<blockquote><p>Zero Waste is a design principle. If we plan for eliminating waste, whether we reach 100% elimination is not the point. The point is to start planning for the elimination of waste rather than managing waste.</p></blockquote>
<p>Insomma l&#8217;idea è di migliorare l&#8217;intera catena che va dal design allo smaltimento, perché comunque si smaltisca il rifiuto (riciclaggio, incenerimento, compostaggio) ci sarà sempre una parte che finirà in discarica e lì rimarrà per un tempo lunghissimo.</p>
<p><a href="http://www.sciencemag.org/site/special/waste/infographic.png" rel="lightbox[652]">Un&#8217;infografica di Science</a> fa un godibile riassunto sulla gestione dei rifiuti nel mondo. Uno dei primi dati che può stupire è che la maggior parte dei rifiuti non vengono prodotti dalle città (rifiuti urbani) ma dall&#8217;industria, dalle costruzioni (prima sorgente di rifiuti in Italia), infatti si stima che solo un 3-5% dei rifiuti totali prodotti siano urbani.</p>
<p>Comunque sono i rifiuti urbani quelli che vediamo, che gestiamo ogni giorno e quindi sono quelli su cui forse potremmo intervenire. E qui torniamo a Rifiuti Zero e alle città che tentano di applicarne i principi. E non bisogna solo pensare a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/San_Francisco_Mandatory_Recycling_and_Composting_Ordinance">San Francisco</a> o ad altre città virtuose (olandesi o svizzere) ma per una volta possiamo parlare di un paese italiano, in provincia di Lucca, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Capannori">Capannori</a>. In questo paese di 46 mila abitanti si arriva ad una percentuale di raccolta differenziata dell&#8217;<strong>82%</strong>, con picchi del <strong>90%</strong> in alcune zone. Quali sono le strategie applicate per arrivare a tali risultati?</p>
<ul>
<li>Tariffazione ad hoc: più rifiuti produci e più paghi</li>
<li>Uso di pannolini lavabili, acqua del rubinetto, detersivi alla spina</li>
<li>Creazione di aree di compostaggio nelle aree rurali</li>
<li>Centri per la riparazione dei beni durevoli (mobili ad esempio)</li>
</ul>
<p>Questi sono alcuni punti che vanno a formare un decalogo indirizzato ai comuni che hanno aderito alla strategia Rifiuti Zero (più di 100 in Italia). Interessante ciò che dice Alessio Ciacci, assessore delle politiche ambientali di Capannori, alla domanda &#8220;Che fine fanno i rifiuti a Capannori?&#8221;:</p>
<blockquote><p>Tra le varie iniziative abbiamo portato i cittadini a visitare gratuitamente gli impianti dove facciamo il riciclo, che mediamente sono nel raggio di 20÷30 chilometri da Capannori con un doppio risultato: si è toccato con mano il buon esito degli sforzi dei cittadini, vedendo fisicamente la montagna di rifiuti che si produce ogni giorno, soprattutto dovuto al consumo di acque minerali.</p></blockquote>
<p>(<a href="http://www.informazionesostenibile.info/4075/verso-rifiuti-zero-intervista-ad-alessio-ciacci/">il resto dell&#8217;intervista qui</a>).</p>
<p>I risultati di Capannori sono sorprendenti da un lato ed anche incoraggianti, perché Capannori è un comune come tanti altri in Italia per posizione e popolazione (qui un po&#8217; sopra la media) e quindi in teoria la sua strategia sarebbe replicabile. Sarebbe interessante vedere cosa faranno gli altri 100 comuni che aderiscono a Rifiuti Zero. Staremo a vedere.</p>
<p><strong>LINK AGGIUNTIVI</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://titano.sede.enea.it/Stampa/Files/cs2010/rapportorifiuti.pdf">Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani in Italia</a></li>
<li><a href="http://www.defra.gov.uk/statistics/environment/waste/wrfg23-wrmsannual/">Statistiche UK sulla raccolta differenziata</a></li>
<li><a href="http://www.feem.it/userfiles/attach/Publication/NDL2008/NDL2008-071.pdf">Fondazione ENI Enrico Mattei, Embedding Landfill Diversion in Economic, Geographical and Policy Settings</a>
<div id="_mcePaste"><a href="http://www.feem.it/userfiles/attach/Publication/NDL2008/NDL2008-071.pdf">Panel based evidence from Italy</a></div>
<div id="_mcePaste"></div>
</li>
</ol>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Frifiuti-che-tendono-a-zero%2F&amp;linkname=Rifiuti%20%28che%20tendono%20a%29%20zero" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Frifiuti-che-tendono-a-zero%2F&amp;linkname=Rifiuti%20%28che%20tendono%20a%29%20zero" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Frifiuti-che-tendono-a-zero%2F&amp;linkname=Rifiuti%20%28che%20tendono%20a%29%20zero" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Frifiuti-che-tendono-a-zero%2F&amp;linkname=Rifiuti%20%28che%20tendono%20a%29%20zero" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Frifiuti-che-tendono-a-zero%2F&amp;linkname=Rifiuti%20%28che%20tendono%20a%29%20zero" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Frifiuti-che-tendono-a-zero%2F&amp;linkname=Rifiuti%20%28che%20tendono%20a%29%20zero" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Frifiuti-che-tendono-a-zero%2F&amp;title=Rifiuti%20%28che%20tendono%20a%29%20zero" id="wpa2a_6">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Inceneritori e nanotossicologia</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2012/12/inceneritori-e-nanotossicologia/</link>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2012 17:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Negli ultimi anni (direi almeno da cinque) il tema della gestione dei rifiuti e degli effetti sulla salute dell&#8217;incenerimento dei rifiuti è divenuto tema comune, su giornali e televisione, sebben ancora oggi rimangano un gran numero di aree oscure e incertezze, per motivi che vanno ovviamente dall&#8217;ignoranza, alla complessità dell&#8217;argomento passando per opportunismo e demagogia.
Premessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/entozoa/2205815980/"><img class="aligncenter size-full wp-image-705" title="2205815980_0c451d6670" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/12/2205815980_0c451d6670.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Negli ultimi anni (direi almeno da cinque) il tema della gestione dei rifiuti e degli effetti sulla salute dell&#8217;<strong>incenerimento dei rifiuti</strong> è divenuto tema comune, su giornali e televisione, sebben ancora oggi rimangano un gran numero di aree oscure e incertezze, per motivi che vanno ovviamente dall&#8217;<strong>ignoranza</strong>, alla <strong>complessità</strong> dell&#8217;argomento passando per <strong>opportunismo</strong> e <strong>demagogia</strong>.</p>
<p>Premessa importante: per affrontare un problema complesso si cerca intanto di stabilire delle coordinate, dei confini, un terreno comune su cui discutere e argomentare. Penso ci sia poco da dire su cosa sia un inceneritore o su quanto esso sia diffuso e usato comunemente in Europa. Per cominciare con qualche numero possiamo dire che in Europa (intendo EU-27) nel 2008 si bruciavano (con o senza recupero di energia) circa il <strong>5% dei rifiuti</strong>, con differenze notevoli ovviamente da nazione a nazione: Italia e Francia 6%, Spagna e UK 2%, Germania e Svezia 10%, Danimarca 22%. Le statistiche sono, come sempre, disponibili <span style="text-decoration: line-through;">sui maggiori quotidiani italiani</span> sul sito EUROSTAT (<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Waste_statistics">Waste Statistics</a>).</p>
<p><span id="more-648"></span>Partendo dalla Legge di Conservazione della Massa possiamo dire che se bruciamo i rifiuti questi si trasformano in altre sostanze, tra cui elementi così piccoli da essere definiti <strong>nanomateriali</strong>, così definiti dalla Commissione Europea:</p>
<blockquote><p>A natural, incidental or manufactured material containing particles, in an unbound state or as an aggregate or as an agglomerate and where, for 50% or more of the particles in the number size distribution, one or more external dimensions is in the size range 1 nm – 100 nm. In specific cases and where warranted by concerns for the environment, health, safety or competitiveness the number size distribution threshold of 50% may be replaced by a threshold between 1 and 50%.</p></blockquote>
<p>Quanto conosciamo il comportamento dei nanomateriali e il loro effetto sulla salute? L&#8217;ETH di Zurigo in una <a href="http://www.ethlife.ethz.ch/archive_articles/120521_nanopartikel_kehricht_su/index_EN">nota del Maggio 2012</a> sottolineava che i nano-rifiuti non scompaiono nel processo di gestione dei rifiuti ma cosa facciano una volta dispersi nell&#8217;ambiente non è ben chiaro, assimilati tramite cibo o respirazione, <strong>potrebbero essere tossici come l&#8217;amianto.</strong> Per questo è necessario fare ricerca sul loro comportamento al fine di <a href="http://www.ethlife.ethz.ch/archive_articles/100325_Nanorisiken_su/index_EN">sensibilizzare piuttosto che bandire</a>. In un articolo pubblicato sempre a Maggio 2012 su <a href="http://www.nature.com/nnano/journal/v7/n8/full/nnano.2012.64.html">Nature Nanotechnology</a> gli autori sono fiduciosi affermando che</p>
<blockquote><p>Our observations show that although it is possible to incinerate waste without releasing nanoparticles into the atmosphere</p></blockquote>
<p>Quindi la scienza prova a capire quali sono gli effetti delle nanoparticelle e dei legami tra l&#8217;incenerimento di rifiuti e le malattie. Nel <strong>2000</strong> il <a href="http://www.guardian.co.uk/environment/2000/may/18/pollution.uknews">Guardian sottolineava</a> l&#8217;esistenza di un legame tra inceneritori e cancro, visto che il governo inglese aveva intenzione di costruire 160 inceneritori nei successivi 20 anni (ad oggi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_incinerators_in_the_United_Kingdom">Wikipedia elenca</a> 29 inceneritori funzionanti in UK). E di studi ce ne sono stati e ce ne sono in continuazione,ora senza pretese di esaustività ne elenco alcuni che coinvolgono anche l&#8217;Italia, limitandomi a leggerne l&#8217;abstract.</p>
<p>Nel <strong>1996</strong> un <a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2074344/">lavoro inglese</a> analizzava la mortalità nel periodo 1975-1985 nelle aree vicino gli inceneritori concludendo però che c&#8217;era bisogno di dati più chiari per arrivare a risultati significativi. Nel <strong>2004</strong> <a href="http://europepmc.org/abstract/MED/15269458/reload=0;jsessionid=tYp0SqJO7qADrFyQgdLt.0">uno studio del CNR di Pisa</a> si propone di fare una review sugli effetti dell&#8217;incenerimento dei rifiuti dicendo:</p>
<blockquote><p>Positive associations were found for congenital malformations and residence near incinerators. [...] Effect of biases and confounding factors must be considered in the explanation of findings. Methodological problems and insufficient exposure information generate difficulties on study results.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0956053X09002682">Uno studio del 2010</a> si focalizza sull&#8217;area di <strong>Modena</strong>, concludendo:</p>
<blockquote><p>In conclusion, bearing in mind the intrinsic limits of the study, the results suggest that there is no detectable increase of cancer risk for people living in proximity to the Modena MWI (Municipal Waste Incinerator).</p></blockquote>
<p>Sottolineo io:<strong> tenendo in mente i limiti intrinsechi dello studio.</strong> Per chi volesse saperne di più sull&#8217;area di Modena e Reggio Emilia, la regione Emilia-Romagna ha diffuso <a href="http://www.wtert.it/mater/images/News/Documents/20120620_Bologna/epidemiologia_moniter.pdf#page=119">un corposo studio epidemiologico</a> sugli effetti degli inceneritori sulla salute.</p>
<p>Rimanendo in Italia, uno <a href="http://www.biomedcentral.com/content/pdf/1476-069X-10-22.pdf">studio open access pubblicato nel 2011</a> analizza l&#8217;effetto di due inceneritori di Forlì sulla popolazione circostante, spiegando nell&#8217;abstract:</p>
<div title="Page 1">
<div>
<div>
<div>
<blockquote><p>The mortality and morbidity experience of the whole cohort did not differ from the regional population. In the internal analysis, no association between pollution exposure from the incinerators and all-cause and cause- specific mortality outcomes was observed in men, with the exception of colon cancer.</p></blockquote>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Infine, riporto <a href="http://www.biomedcentral.com/content/pdf/1476-069X-10-53.pdf">un altro studio open access</a> sempre degli stessi autori in collaborazione con altri scienziati slovacchi e inglesi che analizza per il <strong>2001</strong> la popolazione in Italia, Inghilterra e Slovacchia a 3 km dagli inceneritori e a 2 km dalle discariche:</p>
<div title="Page 1">
<div>
<div>
<div>
<blockquote><p>The current health impacts of landfilling and incineration can be characterized as moderate when compared to other sources of environmental pollution, e.g. traffic or industrial emissions, that have an impact on public health.</p></blockquote>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Nessuno di questi studi offre delle certezze e aggiungerei &#8220;ovviamente&#8221;, visto che si tratta di studi statistici, ognuno offre un minuscolo scorcio della visione d&#8217;insieme, sottolineando i limiti dei metodi proposti ed evidenziando le questioni più importanti secondo gli autori.</p>
<p>Cosa possiamo quindi concludere? Come avviene quando si tratta di argomenti complessi non c&#8217;è un facile riassunto, e come spesso accade gli argomenti poco conosciuti divengono micidiali minacce. Se esistesse una verità sull&#8217;argomento questa probabilmente starebbe a metà fra &#8220;<em>incenerire rifiuti produce aria pulita</em>&#8221; e &#8220;<em>incenerire rifiuti significa sterminio di massa</em>&#8220;. Ci vuole pazienza ma tramite un po&#8217; di ore (non minuti o secondi) di lettura e ricerche tramite Google Scholar e affini si riesce a <strong>cominciare a comprendere</strong> qualcosa in più. Soltanto &#8220;cominciare&#8221; ovviamente, se bastassero poche ore per rispondere ad una domanda complessa a cosa servirebbero gli scienziati di professione?</p>
<p><strong>LINK AGGIUNTIVI</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-SF-11-031/EN/KS-SF-11-031-EN.PDF">EUROSTAT, Generation and Treatment of Municipal Waste, 2011 [PDF]</a></li>
<li><a href="http://ec.europa.eu/environment/chemicals/nanotech/">Pagina della Comunità Europea sui Nanomateriali</a></li>
<li><a href="http://www.wtert.it/mater/images/News/Documents/20120620_Bologna/epidemiologia_moniter.pdf#page=119">Regione Emilia-Romagna, Gli effetti degli inceneritori sulla salute</a></li>
</ol>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Finceneritori-e-nanotossicologia%2F&amp;linkname=Inceneritori%20e%20nanotossicologia" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Finceneritori-e-nanotossicologia%2F&amp;linkname=Inceneritori%20e%20nanotossicologia" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Finceneritori-e-nanotossicologia%2F&amp;linkname=Inceneritori%20e%20nanotossicologia" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Finceneritori-e-nanotossicologia%2F&amp;linkname=Inceneritori%20e%20nanotossicologia" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Finceneritori-e-nanotossicologia%2F&amp;linkname=Inceneritori%20e%20nanotossicologia" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Finceneritori-e-nanotossicologia%2F&amp;linkname=Inceneritori%20e%20nanotossicologia" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F12%2Finceneritori-e-nanotossicologia%2F&amp;title=Inceneritori%20e%20nanotossicologia" id="wpa2a_8">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Sei immagini per raccontare la civiltà umana</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Sep 2012 13:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ieri sera al Planetario di Roma Amedeo Balbi e Antonio Pascale hanno presentato il &#8220;numero zero&#8221; della loro conferenza-spettacolo dal titolo &#8220;Dal big bang alla civiltà in sei immagini&#8221;. Il primo è astrofisico e ricercatore a Tor Vergata (e autore di libri divulgativi e di un bel blog sull&#8217;astronomia) e il secondo agronomo e scrittore (guardatevi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/williamcromar/4702320449/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-683" title="4702320449_96dd2078c3" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/09/4702320449_96dd2078c3.jpg" alt="" width="400" height="262" /></a></p>
<p>Ieri sera al Planetario di Roma <strong>Amedeo Balbi</strong> e <strong>Antonio Pascale</strong> hanno presentato il &#8220;numero zero&#8221; della loro conferenza-spettacolo dal titolo &#8220;Dal big bang alla civiltà in sei immagini&#8221;. Il primo è <a href="http://www.amedeobalbi.it/bio.html">astrofisico e ricercatore a Tor Vergata</a> (e autore di <a href="http://www.amedeobalbi.it/libri.html">libri divulgativi</a> e di un bel <a href="http://www.keplero.org">blog sull&#8217;astronomia</a>) e il secondo agronomo e scrittore (guardatevi il suo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=9jq3W11e9Zs">TEDx Talk a Reggio Emilia</a> per farvi un&#8217;idea). Una conferenza-spettacolo dove i due si avvicendano a presentare al pubblico sei immagini che raccontano l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo, dal big bang alla nascita della cultura. Lo spettacolo (scoprirò al termine) è un esperimento e probabilmente (spero) si evolverà e verrà riproposto in giro per l&#8217;Italia.  Segue qui un mio breve racconto decisamente poco esaustivo e che non rende l&#8217;idea del filo comune che i due dipanano durante l&#8217;intero spettacolo (che dura un&#8217;ora).</p>
<p><span id="more-680"></span>Balbi apre con <a href="http://i.ytimg.com/vi/JtwcgfxyZJ8/0.jpg" rel="lightbox[680]">un&#8217;istantanea</a> del nostro universo dopo appena 400 mila anni di vita, una bazzecola rispetto ai suoi attuali <strong>14 miliardi di anni</strong>. L&#8217;astrofisico ci racconta come sono nati i primi elementi (idrogeno ed elio) e come si comportava il nostro universo allora, arrivando a  come quest&#8217;immagine abbia vinto il buio dei primi anni di vita dell&#8217;universo e sia arrivata fino a noi per raccontarci cosa fosse accaduto. Amedeo Balbi usa termini tecnici ma raccontare la nascita dell&#8217;universo non è cosa facile: comunque sappiate che ci riesce benissimo nel suo ultimo libro (Il Buio oltre le Stelle).</p>
<p>Cala il buio, si accendono le stelle del planetario e poi appare un&#8217;immagine delle <strong>grotte di Lascaux</strong>, nel Sud della Francia. Le famose pitture rupestri, i primi disegni dell&#8217;uomo primitivo datati 17000 anni fa. Pascale ci racconta che coloro che hanno visto le pitture rupestri nelle grotte di Lascaux hanno detto che quelle immagini gli hanno <strong>straziato il cuore</strong>. Straziare il cuore, è un&#8217;espressione tanto poetica quanto forte. Ci si strazia il cuore perché in fondo l&#8217;uomo si immedesima in coloro che dentro quelle caverne (forse) esorcizzavano le loro paure con l&#8217;arte, disegnando i loro fantasmi. Pascale racconta che l&#8217;evoluzione dell&#8217;uomo è stata segnata dall&#8217;apparire dei neuroni specchio nel cervello, una parte che si attiva quando l&#8217;uomo si &#8220;immedesima&#8221; in ciò che vede, quando immagina di fare una cosa che in realtà non sta facendo: immedesimazione e imitazione, proprio ciò che è alla base dell&#8217;apprendimento. Apprendere significa anche imitare. E l&#8217;uomo tramite l&#8217;imitazione e l&#8217;apprendimento crea la cultura, che lo rende indipendente dalla casualità delle intemperie, del clima, degli eventi avversi. L&#8217;uomo da cacciatore-raccoglitore nomade diviene agricoltore stanziale,  e inizia a moltiplicarsi. Almeno fino agli inizi del &#8216;900 quando non solo si moltiplica, ma comincia a crescere in maniera esponenziale. Ma questa è un&#8217;altra storia, e Pascale ci torna più tardi nello spettacolo.</p>
<p>Balbi poi passa a raccontarci di come gli astronomi del &#8216;600 (senza cannocchiale addirittura!) si stupiscano di fronte ad una <em>stella nova </em>nel cielo e di <strong>Keplero</strong> che la studia per più di un anno. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Keplers_supernova.jpg" rel="lightbox[680]">L&#8217;immagine</a> della Supernova di Keplero è in qualche modo un segno della caparbietà dell&#8217;uomo e del suo metodo scientifico, razionale, con cui affronta la natura. Pascale a proposito di razionalità passa a parlare di come ragioni l&#8217;uomo e di come prenda le decisioni. Introduce ciò che valse allo psicologo israeliano <strong>Daniel Kahneman</strong> il premio Nobel per l&#8217;Economia: il sistema 1 e il sistema 2, il primo impulsivo e veloce, il secondo lento e razionale (rimando <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-11-07/decisioni-velocita-123538.shtml?uuid=AaNceSJE">a questo articolo del Sole 24 ore</a> per  una descrizione). Amedeo Balbi successivamente sceglie come immagine quella della <strong>Cometa di Halley</strong> e racconta tutte le speculazioni scientifiche nella storia dell&#8217;uomo sullo scopo delle comete e sulla loro influenza sul sistema terrestre, da portatrici di sventure a portatrici di acqua e vita. Pascale chiude infine con un&#8217;immagine di un mouse per computer e della sua somiglianza con un manufatto primitivo. Parla di sostenibilità e crescita del genere umano, sia crescita numerica che crescita culturale. Pascale racconta di quando ai tempi della scuola era andato in visita alla Reggia di Versailles e lì scoprì con disgusto (Pascale è di Caserta) che il Re Sole aveva 400 persone che lavoravano per lui, gli lavavano le parrucche, gli preparavano il cibo ecc. Lui racconta che quando ha comprato un mouse per il suo PC  si è chiesto: ma invece quante persone hanno lavorato per me, per farmi avere questo mouse? Chi l&#8217;ha progettato, chi ha assemblato il microchip, chi ha scoperto la plastica, ha estratto il petrolio, l&#8217;ha individuato e trivellato ecc. Mille persone? Un milione? Dieci milioni? <strong>L&#8217;intera umanità produce idee, le scambia, si coordina per produrre anche un oggetto &#8220;semplice&#8221; come un mouse per il computer</strong>. Pascale chiude con la speranza che alla civiltà che seguirà la nostra, osservando un mouse per il computer, <strong>si strazierà il cuore per ciò che siamo arrivati ad ottenere</strong>. Proprio come accade a noi osservando delle pitture rupestri.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fsei-immagini-per-raccontare-la-civilta-umana%2F&amp;linkname=Sei%20immagini%20per%20raccontare%20la%20civilt%C3%A0%20umana" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fsei-immagini-per-raccontare-la-civilta-umana%2F&amp;linkname=Sei%20immagini%20per%20raccontare%20la%20civilt%C3%A0%20umana" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fsei-immagini-per-raccontare-la-civilta-umana%2F&amp;linkname=Sei%20immagini%20per%20raccontare%20la%20civilt%C3%A0%20umana" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fsei-immagini-per-raccontare-la-civilta-umana%2F&amp;linkname=Sei%20immagini%20per%20raccontare%20la%20civilt%C3%A0%20umana" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fsei-immagini-per-raccontare-la-civilta-umana%2F&amp;linkname=Sei%20immagini%20per%20raccontare%20la%20civilt%C3%A0%20umana" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fsei-immagini-per-raccontare-la-civilta-umana%2F&amp;linkname=Sei%20immagini%20per%20raccontare%20la%20civilt%C3%A0%20umana" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fsei-immagini-per-raccontare-la-civilta-umana%2F&amp;title=Sei%20immagini%20per%20raccontare%20la%20civilt%C3%A0%20umana" id="wpa2a_10">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Quale futuro per i dottorati?</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Sep 2012 11:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Phd]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tempo fa mi è capitato di fare del lavoro di volontariato: sistemare la biblioteca scientifica del nostro dipartimento dopo il trasloco. Mettevo in ordine cronologico i grossi volumi del Quarterly Journal of Metereological Society, i tomi più vecchi che abbiamo sono del 1959. Fino alla fine degli anni &#8216;60 c&#8217;è un grosso volume per anno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/robotconscience/2260858965/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-678" title="2260858965_6747864758" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/09/2260858965_6747864758.jpg" alt="" width="400" height="225" /></a></p>
<p>Tempo fa mi è capitato di fare del lavoro di volontariato: sistemare la biblioteca scientifica del nostro dipartimento dopo il trasloco. Mettevo in ordine cronologico i grossi volumi del Quarterly Journal of Metereological Society, i tomi più vecchi che abbiamo sono del 1959. Fino alla fine degli anni &#8216;60 c&#8217;è un grosso volume per anno, poi dal 1970 ci sono due volumi per anno, poi si passa a quattro fino agli anni intorno al 2006 che ci sono otto volumi per anno! Si chiama crescita esponenziale e scherzando mi chiedevo: <strong>ma quanto scrivono questi scienziati?</strong> Lo stesso trend si osserva in tutti i settori scientifici, scomparsi poi i vincoli della diffusione cartacea il numero di libri, riviste, collezioni oramai andrebbe aggiornato su scala odierna.</p>
<p><span id="more-617"></span>Qualche mese fa su <strong>Nature</strong>, <strong>Mark Taylor</strong> della <strong>Columbia University</strong> <a href="http://www.nature.com/news/2011/110420/full/472261a.html">suggeriva</a> di riformare il sistema del dottorato negli Stati Uniti (e non solo): secondo lui ci sono troppe persone che al termine del loro studio non trovano un posto di ricerca e la situazione poi dal 2008 è in continuo peggioramento. Riformare il ciclo di dottorato o chiuderlo, continua l&#8217;autore in maniera un po&#8217; drastica. Queste sono le sue parole:</p>
<blockquote><p>In many fields, it creates only a cruel fantasy of future employment that promotes the self-interest of faculty members at the expense of students. The reality is that there are very few jobs for people who might have spent up to 12 years on their degrees.</p></blockquote>
<p>Il giorno dopo Nature in un <a href="http://www.nature.com/nature/journal/v472/n7343/full/472259b.html">editoriale</a> dal titolo &#8220;Fix the PhD&#8221; continua la discussione:</p>
<blockquote><p>Exceptionally bright science PhD holders from elite academic institutions are slogging through five or ten years of poorly paid postdoctoral studies, slowly becoming disillusioned by the ruthless and often fruitless fight for a permanent academic position. That is because increased government research funding from the US National Institutes of Health and Japan&#8217;s science and education ministry has driven expansion of doctoral and postdoctoral education — without giving enough thought to how the labour market will accommodate those who emerge. The system is driven by the supply of research funding, not the demand of the job market.</p></blockquote>
<p>Insomma un punto è chiaro: il numero di borse di dottorato non risponde alla domanda del mercato del lavoro, ma dall&#8217;incremento dei progetti di ricerca che, una volta giunti a termine, portano ad avere delle persone specializzate orfane di un progetto e quindi, ahimè, di un contratto.</p>
<p>Si può obiettare o meno sulle statistiche e sui numeri, però è certo — almeno per chi si trova a frequentare l&#8217;ambiente — che per riformare il sistema dei dottorati è però necessario riformare l&#8217;intera istituzione accademica: &#8220;<em>le università devono buttar giù le mura che separano i diversi ambiti di ricerca e stabilire programmi che fanno ricerca in maniera inter-disciplinare</em>&#8220;, così scrive Mark Taylor. Come sempre quando si parla di università e ricerca, le situazioni sono eterogenee quando si considerano i diversi ambiti disciplinari. Invito a leggersi la <a href="http://science.slashdot.org/story/11/04/26/0129201/reform-the-phd-system-or-close-it-down">sezione dei commenti di Slashdot</a> sull&#8217;articolo di Taylor e chiudo questo post citandone uno fra tutti:</p>
<blockquote><p>Personally, I pride myself on having what may be the most useless PhD ever devised by man. My area is Literary Theory. I deal in texts. I am qualified for absolutely nothing, not even to bathe myself in the mornings. However, it gives me god-like powers in the comments sections of blogs.</p>
<p>I was able to make a decent living in academia, until I retired (the work was just too strenuous for me). Now I spend most of my time bathing myself in morning, commenting on Slashdot and playing Portal 2. Fortunately, my wife is still a working mathematician so the refrigerator continues to be refilled, somehow, with food and drink. Oh, I walk the dog, too. I am qualified to walk the dog.</p>
<p>No, I don&#8217;t think there&#8217;s anything wrong with the PhD system. I think it is a fine system. It has allowed me, someone who in other societies would have been a shaman or dead, with a way to keep occupied without hurting anyone but inattentive undergraduates.</p></blockquote>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fquale-futuro-per-i-dottorati%2F&amp;linkname=Quale%20futuro%20per%20i%20dottorati%3F" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fquale-futuro-per-i-dottorati%2F&amp;linkname=Quale%20futuro%20per%20i%20dottorati%3F" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fquale-futuro-per-i-dottorati%2F&amp;linkname=Quale%20futuro%20per%20i%20dottorati%3F" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fquale-futuro-per-i-dottorati%2F&amp;linkname=Quale%20futuro%20per%20i%20dottorati%3F" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fquale-futuro-per-i-dottorati%2F&amp;linkname=Quale%20futuro%20per%20i%20dottorati%3F" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fquale-futuro-per-i-dottorati%2F&amp;linkname=Quale%20futuro%20per%20i%20dottorati%3F" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F09%2Fquale-futuro-per-i-dottorati%2F&amp;title=Quale%20futuro%20per%20i%20dottorati%3F" id="wpa2a_12">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Che fine ha fatto promesso.it?</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2012/08/che-fine-ha-fatto-promesso-it/</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2012 18:24:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per chi non lo sapesse promesso.it era un sito Web di cui oggi avremmo veramente bisogno. Parlo al passato, perché nel 2006 il sito ha chiuso, ponendo sulla homepage un banner, che tuttora permane, che indica un prossimo ritorno. L&#8217;idea oggi può sembrare semplice, quasi banale, ma era realizzata con una semplicità e con un&#8217;essenzialità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/08/Screen-Shot-2012-08-08-at-8.19.14-PM1.png" rel="lightbox[658]"><img class="aligncenter size-full wp-image-661" title="Screen Shot 2012-08-08 at 8.19.14 PM" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/08/Screen-Shot-2012-08-08-at-8.19.14-PM1.png" alt="" width="440" height="167" /></a></p>
<p>Per chi non lo sapesse <a href="http://www.promesso.it">promesso.it</a> era un sito Web di cui oggi avremmo veramente bisogno. Parlo al passato, perché nel 2006 il sito ha chiuso, ponendo sulla homepage un banner, che tuttora permane, che indica un prossimo ritorno. L&#8217;idea oggi può sembrare semplice, quasi banale, ma era realizzata con una semplicità e con un&#8217;essenzialità efficace, soprattutto in un periodo storico in cui non esisteva Facebook, Twitter, e Google ancora non era il gigante che oggi conosciamo.</p>
<p>L&#8217;idea di promesso.it era la seguente: il sito si proponeva di tenere <strong>memoria</strong>, tramite link e immagini, di tutte le promesse e profezie fatte da personaggi pubblici, sia politici, che sportivi e uomini dello spettacolo, e ad ognuna di esse associava una scadenza, al termine della quale si controllava l&#8217;esito. Una <strong>memoria pubblica</strong> che oggi darebbe materiale per tutti i quotidiani online e non, un sistema quasi meccanico che faceva ciò che i giornalisti oggi si dimenticano di fare: controllare la coerenza, consistenza, memoria di alcune affermazioni. Ovviamente mi riferisco alla politica, dove le dichiarazioni oggi sono tutte a scadenza, <strong>programmi politici interinali</strong>, che al termine dell&#8217;hype mediatico, delle raffiche di virgolettati, dei titoli rimbalzati tra quotidiani e Twitter, scompaiono e rimangono giusto negli archivi dei quotidiani e di Google News. E in questi archivi online, se non si usa la chiave di ricerca giusta, rimangono nascosti.</p>
<p><span id="more-658"></span>Il sito cercava di mantenersi imparziale, era in qualche modo meccanizzato, dove ad ogni personaggio associava una percentuale di previsioni &#8220;azzeccate&#8221;. Non ricordo quanto fosse grande la sua redazione, ma di sicuro funzionava. E bastava un clic e riusciva fuori l&#8217;articolo originale con le esatte parole usate.</p>
<p>Oggi del sito originale ne rimane qualche malconcio <a href="http://wayback.archive.org/web/*/http://www.promesso.it">snapshot su archive.org</a>, da dove si risale al periodo esatto della chiusura, avvenuta nel 2006. Il <a href="http://whois.domaintools.com/promesso.it">WHOIS</a> del dominio non ci dà molte informazioni e del suo operato rimane qualche post e qualche articolo raro sparso sul Web. Un commento dell&#8217;autore del sito (a cui è intestato il dominio) <a href="http://www.sabellifioretti.it/?p=28165">sul blog di Claudio Sabelli Fioretti</a> che annunciava nel 2006 una riapertura speciale, <a href="http://forum.radicali.it/content/wwwpromessoit-promesseprofezie">un post nel forum dei Radicali</a> che risale al 2002 e una <a href="http://www.marketpress.info/notiziario_det.php?art=178011">notizia del 2003</a> che annunciava la pubblicazione dell&#8217;Osservatorio delle Promesse 2002, in cui si legge:</p>
<blockquote><p>Nel 2002 la percentuale media di affidabilità dei personaggi pubblici è diminuita del 10% rispetto all´anno precedente attestandosi a quota 49%: solo una promessa su due viene mantenuta. Questo l´indice generale basato sulle oltre 690 promesse e profezie che, giunte a scadenza nel corso dell´anno, sono state verificate puntualmente dalla redazione. In merito ai risultati per ogni singolo canale, la politica ha peggiorato del 15% portando il proprio indice di promesse mantenute al 47%, lo sport si mantiene in linea con la politica e con l´anno precedente, mentre lo spettacolo, pur segnando un netto peggioramento del 20%, riporta un indice complessivo del 54%.</p></blockquote>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F08%2Fche-fine-ha-fatto-promesso-it%2F&amp;linkname=Che%20fine%20ha%20fatto%20promesso.it%3F" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F08%2Fche-fine-ha-fatto-promesso-it%2F&amp;linkname=Che%20fine%20ha%20fatto%20promesso.it%3F" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F08%2Fche-fine-ha-fatto-promesso-it%2F&amp;linkname=Che%20fine%20ha%20fatto%20promesso.it%3F" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F08%2Fche-fine-ha-fatto-promesso-it%2F&amp;linkname=Che%20fine%20ha%20fatto%20promesso.it%3F" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F08%2Fche-fine-ha-fatto-promesso-it%2F&amp;linkname=Che%20fine%20ha%20fatto%20promesso.it%3F" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F08%2Fche-fine-ha-fatto-promesso-it%2F&amp;linkname=Che%20fine%20ha%20fatto%20promesso.it%3F" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2012%2F08%2Fche-fine-ha-fatto-promesso-it%2F&amp;title=Che%20fine%20ha%20fatto%20promesso.it%3F" id="wpa2a_14">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I professori italiani sottopagati (?): un confronto con gli USA</title>
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		<pubDate>Sun, 27 May 2012 12:52:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Michele Boldrin, attualmente professore alla Washington University of St. Louis e collaboratore di Noise From Amerika, una settimana fa ha scritto l&#8217;assai dibattuto pezzo dal titolo &#8220;Il mito del docente universitario italiano sottopagato&#8221; che su NFA al momento in cui scrivo ospita 152 commenti da parte dei lettori. Come ogni (rara) volta in cui sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/josephb/3836720278/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-639" title="3836720278_82ef4df7ca" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/05/3836720278_82ef4df7ca.jpeg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p><strong>Michele Boldrin</strong>, attualmente professore alla Washington University of St. Louis e collaboratore di <strong>Noise From Amerika</strong>, una settimana fa ha scritto l&#8217;assai dibattuto pezzo dal titolo &#8220;Il mito del docente universitario italiano sottopagato&#8221; che su NFA al momento in cui scrivo ospita 152 commenti da parte dei lettori. Come ogni (rara) volta in cui sulla stampa (online e assai più raramente cartacea) ci si trova di fronte a numeri e statistiche le persone impazziscono, un po&#8217; per ignoranza, un po&#8217; per malafede, e il dialogo tra guelfi e ghibellini diviene difficoltoso. Se non impossibile.<br />
<span id="more-636"></span>Boldrin vuole sfatare il mito dei professori italiani sottopagati rispetto agli States, eldorado della ricerca e bengodi della meritocrazia. Vediamo un po&#8217; i dati che Boldrin mette sulla bilancia.<br />
Intanto cerchiamo di capire quali sono le qualifiche dei professori negli USA:</p>
<ul>
<li><em>Assistant Professor</em>: simile al nostro ricercatore però a tempo determinato, in genere 4-8 anni dopo i quali o si ottiene un posto &#8220;fisso&#8221; (<em>tenure</em>) o si lascia l&#8217;università</li>
<li>Associate Professor: simile al nostro professore associato</li>
<li>Full Professor: il nostro professore ordinario</li>
</ul>
<p>Secondo una statistica della American Association of University Professors su 1251 istituzioni (università di ogni livello, sia con programmi dottorali che senza, sia pubbliche che private): un ordinario prende (stipendio lordo) <strong>113&#8242;000$</strong> (a oggi 90000 euro) e un associato <strong>78&#8242;565$</strong> (62000 euro e rotti). Per i dati completi rimando alla Tabella 4 del <a href="http://www.aaup.org/NR/rdonlyres/A3784441-EE3F-47B8-9154-2C22265673D8/0/AllTabs.pdf">file originale</a>. Ovviamente la media non ci descrive la situazione completa, infatti negli USA c&#8217;è una grande varianza nei salari: un full professor ad <strong>Harvard</strong> prende 198&#8242;000$ (158000 euro) mentre uno della <strong>North Dakota State University</strong> prende 100&#8242;000$ (80000 euro). Se volete proprio saperne di più, potete passare qualche ora a navigare tra statistiche e grafici nel <a href="http://chronicle.com/article/faculty-salaries-table-2012/131433">sito del Chronicle</a>.</p>
<p>In Italia un professore guadagna la stessa cifra in tutte le università pubbliche dipendentemente dalla sua anzianità (e mai dal merito al contrario degli USA, ma questo è un&#8217;altra storia). Quindi un professore ordinario al massimo del suo stipendio può prendere anche 115000 euro lordi, mentre lo stesso all&#8217;inizio della sua carriera ne prenderà 63000. I dati che ho preso sono quelli del 2010-2012 <a href="http://www3.unitus.it/images/stories/file/Stipendi/Professori%20Prima%20Fascia%202010-2011-2012.pdf">pubblicati qui</a>.</p>
<p>Quali sono le conclusioni? Nessuna, non c&#8217;è nessuna conclusione da fare. Perché in fondo fare un confronto fra due medie è cosa complessa e non porta da nessuna parte, sono due numeri. Inoltre è difficile fare confronti del genere quando c&#8217;è assenza di trasparenza: immaginate un istituto italiano che faccia come il Georgiatech che <a href="http://www.alfonsofuggetta.org/wordpress/wp-content/uploads/2011/04/salaryTravelReport2010.pdf">pubblica il salario di tutti i suoi dipendenti</a> (comprese spese di viaggio)?  Polemiche a parte, ci sono poi dei parametri che rendono più difficile la valutazione: tassazione (negli USA è in media al 30%) e lavori extra, infatti negli USA spesso lo stipendio si riferisce a 9 mesi l&#8217;anno e in Italia alcuni professori possono esercitare anche una professione o fare consulenze. Oppure ci sarebbe da normalizzare il tutto per il PIL della nazione, il suo welfare, per l&#8217;output di ricerca, per le ore di didattica&#8230;</p>
<p>A chi interessa di più la discussione può proseguire navigando tra i link aggiuntivi di questo post.</p>
<p><strong>UPDATE</strong>: NFA ha aggiunto <a href="http://noisefromamerika.org/articolo/retribuzioni-docenti-universitari-confronto-italia-stati-uniti">un altro articolo</a> sul tema e un <a href="http://www.roars.it/online/?p=8792">articolo di ROARS</a> che sbugiarda alcuni dati apparsi sui giornali</p>
<p><strong>LINK AGGIUNTIVI</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://noisefromamerika.org/articolo/mito-docente-universitario-italiano-sottopagato#discussion">Articolo e commenti dell&#8217;articolo originale di Boldrin</a></li>
<li><a href="http://noisefromamerika.org/articolo/ancora-sui-salari-universitari">Altro articolo di Boldrin come commento di quello suo precedente a due giorni di distanza</a></li>
<li><a href="http://www.alfonsofuggetta.org/?p=9746">Commento di Alfonso Fuggetta, professore al Politecnico di Milano, sugli stipendi USA</a></li>
<li><a href="http://www.cnvsu.it/_library/downloadfile.asp?id=11778">XI Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario del MIUR</a></li>
</ol>
<p><span style="color: #c0c0c0;">(in copertina foto flickr di -JosephB-)</span></p>
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		<title>Le amministrazioni pubbliche e la comunicazione ai cittadini</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2012/03/le-amministrazioni-pubbliche-e-la-comunicazione-ai-cittadini/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2012 11:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Una delle cose che amo molto della società inglese è l&#8217;attenzione verso l&#8217;utente/cliente, sia quello di un caffè o ristorante, o che sia egli un cittadino che paga le tasse e che fa il suo dovere. Nel Regno Unito c&#8217;è una tassa che si chiama Council Tax, riscossa dai comuni (councils appunto), essa si paga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/jdhancock/3446025121/"><img class="aligncenter size-full wp-image-628" title="3446025121_072700607f" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2012/03/3446025121_072700607f.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Una delle cose che amo molto della società inglese è l&#8217;attenzione verso l&#8217;<strong>utente/cliente</strong>, sia quello di un caffè o ristorante, o che sia egli un cittadino che paga le tasse e che fa il suo dovere. Nel Regno Unito c&#8217;è una tassa che si chiama <strong>Council Tax</strong>, riscossa dai comuni (<em>councils</em> appunto), essa si paga in proporzione alla zona dove si vive (gli studenti ne sono esclusi) ed alimenta tutti i servizi locali (scuole, strade, polizia, nettezza urbana, ecc). Puoi scoprire sul <a href="http://www.voa.gov.uk/cti/InitS.asp?lcn=0">sito del Valuation Office Agency</a> la tua abitazione in che fascia (<em>band</em>) si trova (da A ad E) e poi scopri quanto il tuo comune fa pagare. Ad esempio <strong>Birmingham</strong> fa pagare le seguenti cifre (<a href="http://www.birmingham.gov.uk/cs/Satellite?c=Page&amp;childpagename=Council-Tax%2FPageLayout&amp;cid=1223092557075&amp;packedargs=website%3D1&amp;pagename=BCC%2FCommon%2FWrapper%2FWrapper&amp;rendermode=live">vedi qui la tabella completa</a>): per la fascia A (la meno costosa) sono 840 sterline, fascia B 980, fino alla fascia E (di lusso) in cui si paga 2500 sterline. Chiaro e semplice. Cosa succede quando ti si chiede di pagarla? Il comune ti manda un <a href="http://www.birmingham.gov.uk/budget">opuscolo</a> (in fondo alla pagina) in cui ti spiega <strong>quanto</strong> ha incassato l&#8217;anno scorso e <strong>come</strong> ha speso i soldi. Ti vuole anche assicurare che l&#8217;aumento della Council Tax è stato al di sotto dell&#8217;inflazione e che con quei soldi ci hanno costruito strade, ospedali, ci stanno costruendo una <a href="http://www.birmingham.gov.uk/lob">biblioteca che non finisce</a>, eccetera eccetera.<span id="more-622"></span></p>
<p>Si tratta di <strong>comunicare</strong> in maniera da rendere più consapevole (e sereno) il cittadino facendo si che sia più <strong>attento</strong> e <strong>partecipe</strong> a ciò che gli accade intorno. Cosicché qualora dovessero aumentargli le tasse (ed è avvenuto pesantemente negli ultimi anni) potrebbe in qualche modo comprenderne il perché ed i suoi vantaggi.</p>
<p>Un altro esempio che si riferisce sempre a questa città. Ad un ragazzo che conosco è arrivata una lettera del Comune che lo avvisava che il parcheggio multipiano di fronte la sua casa sarebbe stato trasformato in un albergo e quindi qualora avesse avuto qualcosa in contrario avrebbe potuto contattare l&#8217;ufficio apposito (telefono ed e-mail a seguire). Oltretutto era invitato a visitare il sito del City Council in cui si sono tutti i progetti in corso tra cui anche quello in oggetto, per cui veniva specificato il codice da inserire per visionare rendering e mappe. Il sito è <a href="http://www.birmingham.gov.uk/planningonline">questo</a> e cliccando su &#8220;Access Planning Online&#8221; si accede ad una serie di ricerche (sulla sinistra) per codice o data o locazione. Vediamo il progetto per cui il mio amico era stato contattato, <a href="http://eplanning.birmingham.gov.uk/Northgate/PlanningExplorer/Generic/StdDetails.aspx?PT=Planning%20Applications%20On-Line&amp;TYPE=PL/PlanningPK.xml&amp;PARAM0=561989&amp;XSLT=/Northgate/PlanningExplorer/SiteFiles/Skins/BirminghamNew/xslt/PL/PLDetails.xslt&amp;FT=Planning%20Application%20Details&amp;PUBLIC=Y&amp;XMLSIDE=/Northgate/PlanningExplorer/SiteFiles/Skins/BirminghamNew/Menus/PL.xml&amp;DAURI=PLANNING">questa è la pagina</a>. Si specifica che il periodo di <strong>consultazione pubblica</strong> durerà un mese (dal 6 Marzo al 5 Aprile), sotto ci sono tre link dove ci sono specificate le date dei lavori, l&#8217;elenco delle <strong>persone coinvolte</strong> ed una serie infinita di disegni e planimetrie (<a href="http://eplanning.birmingham.gov.uk/Northgate/DocumentExplorer/documentstream/documentstream.aspx?name=public:0901487a80f8e42c.pdf+0901487a80f8e42c&amp;unique=561989&amp;type=eplprod_DC_PLANAPP">esempio</a>) che mostrano il progetto, i documenti relativi alla sicurezza.</p>
<p>Tutto questo per un semplice albergo, non stiamo parlando di un inceneritore o di una tratta autostradale. Un approccio aperto e trasparente che riduce gli attriti tra amministrazione pubblica e cittadini (che non sempre perseguono ovviamente gli stessi obiettivi). Proprio tre giorni fa su <strong>lavoce.info</strong> Iolanda Romano scriveva un pezzo dal titolo &#8220;<a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002939.html">INFRASTRUTTURE: DAL CONFLITTO ALL&#8217;ASCOLTO</a>&#8221; in cui accennava al &#8220;modello francese&#8221; sul dibattito pubblico relative alle grandi opere introdotto in Francia con una legge del 1995 (la legge Barnier) in cui:</p>
<blockquote>
<div id="_mcePaste">definisce le condizioni per avviare un dibattito pubblico preliminare alla definizione del tracciato dell’infrastruttura che affronti i temi di interesse economico, sociale e ambientale del progetto e coinvolga tutti i soggetti politici, gli amministratori, le associazioni e gli attori economici.</div>
</blockquote>
<div>(<a href="http://www.netdiap.polimi.it/Didattica/pucci-db/lezioni/documenti/conflitti_stranieri.pdf">Testo preso dall&#8217;articolo</a> di Paola Pucci, Politecnico di Milano su &#8220;Infrastrutture e gestione dei conflitti&#8221;).</div>
<div>L&#8217;esempio che ho portato di Birmingham è lampante perché parla di un&#8217;attenzione all&#8217;utente/cliente ben radicata nel modello anglosassone, che si estende ad ogni aspetto della vita pubblica e non solo a quelli più critici come ad esempio le grandi infrastrutture. Trovo fondamentale e necessario, soprattutto in un periodo storico dove è le informazioni possono essere condivise con costi quasi nulli, che anche in tutta Italia si cominci a diffondere tale attenzione, dal livello locale  a quello nazionale, perché un sistema dove le informazioni circolano correttamente funziona meglio e con meno attriti.</div>
<div><span style="color: #999999;">(<em>ringrazio Francesco e Manuela per le informazioni e segnalazioni</em>)</span></div>
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		<title>E&#8217; incredibile quanto un&#8217;anatra può insegnarti</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2011/12/e-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 21:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia & Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[
Era il 1992, una nave proveniente da Honk Kong affonda in mezzo al Pacifico con il suo carico di 29000 paperelle, tartarughe e rane, tutte galleggianti e di plastica. Da allora hanno insegnato molto ai numerosi oceanografi che continuano a rinvenirle nelle varie coste della Terra, spiegando le complesse e lunghe dinamiche delle correnti oceaniche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2011/12/Curt-Ebbesmeyer-oceanographer-Dave-Ingraham-photo.jpg" rel="lightbox[606]"><img class="aligncenter size-full wp-image-612" title="Curt Ebbesmeyer, oceanographer (Dave Ingraham photo)" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2011/12/Curt-Ebbesmeyer-oceanographer-Dave-Ingraham-photo.jpg" alt="" width="410" height="336" /></a></p>
<p>Era il 1992, una nave proveniente da <strong>Honk Kong</strong> affonda in mezzo al Pacifico con il suo carico di 29000 paperelle, tartarughe e rane, tutte galleggianti e di plastica. Da allora hanno insegnato molto ai numerosi oceanografi che continuano a rinvenirle nelle varie coste della Terra, spiegando le complesse e lunghe dinamiche delle correnti oceaniche. <span id="more-606"></span>Dopo dieci mesi le prime anatre iniziano ad essere rinvenute, <strong>Alaska</strong>, poi <strong>Giappone</strong> dopo 2-3 anni. Incredibilmente raggiungono anche le coste atlantiche, impiegando ben otto anni. Nel 2007 il primo rinvenimento in <strong>Gran Bretagna</strong>. Le loro apparizioni sembrano seguire una frequenza ciclica con periodo di 2-3 anni e molte simulazioni, studi ed articoli scientifici sono state dedicate a questo argomento. Qui sotto una cartina riassuntiva delle traiettorie mentre in cima all&#8217;articolo la foto di Curtis Ebbesmeyer, uno degli scienziati che più ha studiato tale fenomeno.</p>
<p><a href="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2011/12/Friendly_Floatees.png" rel="lightbox[606]"><img class="aligncenter size-medium wp-image-611" title="Friendly_Floatees" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2011/12/Friendly_Floatees-300x184.png" alt="" width="300" height="184" /></a></p>
<p>LINK AGGIUNTIVI</p>
<ol>
<li><a href="http://beachcombersalert.org/RubberDuckies.html">Beachcombers alert!</a></li>
<li><a href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-468389/Found-The-Friendly-Floatee-rubber-duck-Britain.html">Un articolo del Dailymail sull&#8217;argomento</a></li>
</ol>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F12%2Fe-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti%2F&amp;linkname=E%E2%80%99%20incredibile%20quanto%20un%E2%80%99anatra%20pu%C3%B2%20insegnarti" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F12%2Fe-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti%2F&amp;linkname=E%E2%80%99%20incredibile%20quanto%20un%E2%80%99anatra%20pu%C3%B2%20insegnarti" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F12%2Fe-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti%2F&amp;linkname=E%E2%80%99%20incredibile%20quanto%20un%E2%80%99anatra%20pu%C3%B2%20insegnarti" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F12%2Fe-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti%2F&amp;linkname=E%E2%80%99%20incredibile%20quanto%20un%E2%80%99anatra%20pu%C3%B2%20insegnarti" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google_plus.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F12%2Fe-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti%2F&amp;linkname=E%E2%80%99%20incredibile%20quanto%20un%E2%80%99anatra%20pu%C3%B2%20insegnarti" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F12%2Fe-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti%2F&amp;linkname=E%E2%80%99%20incredibile%20quanto%20un%E2%80%99anatra%20pu%C3%B2%20insegnarti" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F12%2Fe-incredibile-quanto-unanatra-puo-insegnarti%2F&amp;title=E%E2%80%99%20incredibile%20quanto%20un%E2%80%99anatra%20pu%C3%B2%20insegnarti" id="wpa2a_20">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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