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	<title>Principio di Indeterminazione &#187; Università &amp; Ricerca</title>
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	<description>The most incomprehensible thing about the world is that it is at all comprehensible</description>
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		<title>Lauree e Disoccupati</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 19:54:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Secondo le statistiche più recenti, i tassi di disoccupazione giovanile (15-24 anni) nel nostro Paese hanno raggiunto livelli assai prossimi al 30% (articolo Sole 24 ore). Questi giovani vengono definiti NEET (Not in Education, Employment or Training), definizione anglosassone che si riferisce generalmente ai giovani tra i 16 e i 24 anni, in Italia alla fascia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2011/06/Screen-shot-2011-06-30-at-9.50.54-PM.png" rel="lightbox[557]"><img class="size-full wp-image-561 aligncenter" title="Screenshot da italiaora.org" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2011/06/Screen-shot-2011-06-30-at-9.50.54-PM.png" alt="" width="437" height="185" /></a></div>
<div>Secondo le statistiche più recenti, i tassi di <strong>disoccupazione giovanile</strong> (15-24 anni) nel nostro Paese hanno raggiunto livelli assai prossimi al 30% (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-04-01/disoccupazione-febbraio-2010-2004-102009.shtml">articolo Sole 24 ore</a>). Questi giovani vengono definiti <strong>NEET</strong> (<em>Not in Education, Employment or Training</em>), definizione anglosassone che si riferisce generalmente ai giovani tra i 16 e i 24 anni, in Italia alla fascia 15-29 (numeri che fanno riflettere). L&#8217;<strong>ISTAT</strong> nel <strong>2009</strong> ha pubblicato delle statistiche con dei numeri più confortati rispetto a quelli riportati sul Sole 24 Ore perché si riferiscono ad una fascia d&#8217;età più ampia (fino ai 29 e non 24 anni). In questo report (<a href="http://noi-italia.istat.it/">disponibile qui</a>)  si comprende che nel 2009 il 21.2% dei giovani 15-29 (donne 24.4% e uomini 18.8%) possono essere definiti NEET. <span id="more-557"></span>Confrontiamoci col resto di <strong>Europa</strong>, i dati del 2008 danno l&#8217;Italia al 19.2% di NEET al 16.9% e Regno Unito al 14%. E se vediamo li singole regioni italiane? Ahimé niente di nuovo sotto il sole, in testa a questa sconfortante classifica abbiamo <strong>Campania</strong> (33.5%), <strong>Sicilia</strong> (33%) e <strong>Calabria</strong> (28.8%) e in fondo troviamo <strong>Trentino</strong> (11.2%), <strong>Veneto</strong> (13.2%) ed <strong>Emilia-Romagna</strong> (13.6%).</div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div id="_mcePaste">Sul fronte laureati <strong>Almalaurea</strong> con il suo puntuale rapporto annuale ci fornisce un quadro d&#8217;insieme. La disoccupazione cresce nel 2010 di 1% per le lauree triennali e di due punti percentuale per le Lauree Magistrali (ex-specialistiche). Nello stesso anno il lavoro atipico per i laureati cresce di 3 punti percentuali.</div>
<div id="_mcePaste">Comunque ad un anno dalla laurea i laureati triennali occupati sono nel 2009 il 71.4% (nel 2007 erano il 77.5%) e i laureati magistrali sono il 55.7% (nel 2007 62.8%). Lo stipendio netto per i laureati triennali passa dai 1210 € del 2007 ai 1149€ del 2009 e, similmente, i laureati magistrali passano da 1205 a 1078 euro. Comunque c&#8217;è da ricordare che, fino ad oggi, nell’intero arco della vita lavorativa, i laureati hanno presentato un tasso di occupazione di oltre 11 punti percentuali maggiore rispetto ai diplomati (77 contro 66%, <a href="http://www.matteodefelice.name/blog/2011/02/ancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi/">ne avevo parlato qui</a>). In generale i laureati sono una risorsa importante (conviene ancora laurearsi per un buon lavoro) ma sulle assunzioni totali solo il 12.5% sono per laureati (in USA nel decennio 2008-2018 si stima il 31% di laureati nel complesso delle nuove assunzioni).</div>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F06%2Flauree-e-disoccupati%2F&amp;linkname=Lauree%20e%20Disoccupati" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F06%2Flauree-e-disoccupati%2F&amp;linkname=Lauree%20e%20Disoccupati" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F06%2Flauree-e-disoccupati%2F&amp;linkname=Lauree%20e%20Disoccupati" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F06%2Flauree-e-disoccupati%2F&amp;linkname=Lauree%20e%20Disoccupati" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F06%2Flauree-e-disoccupati%2F&amp;linkname=Lauree%20e%20Disoccupati" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F06%2Flauree-e-disoccupati%2F&amp;linkname=Lauree%20e%20Disoccupati" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F06%2Flauree-e-disoccupati%2F&amp;title=Lauree%20e%20Disoccupati" id="wpa2a_2">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Ancora numeri sulla ricerca in Italia (l&#8217;arte dell&#8217;arrangiarsi)</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2011/02/ancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 19:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho già parlato dello stato della ricerca in Italia (ad esempio qui), l&#8217;idea è quella di cercare di fare un punto a livello statistico cercando di aggregare le tante informazioni disponibili in rete. Lo faccio prima che lo faccia qualche giornalista, sia chiaro.
Le statistiche parlano di un&#8217;Italia poco dedita alla ricerca, non c&#8217;erano dubbi. Nature, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/smemon/4984567320/"><img class="aligncenter size-full wp-image-507" title="4984567320_a04af76c77" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2011/02/4984567320_a04af76c77.jpg" alt="" width="320" height="107" /></a></p>
<p>Ho già parlato dello stato della <strong>ricerca in Italia</strong> (<a href="http://www.matteodefelice.name/blog/2010/04/non-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca/">ad esempio qui</a>), l&#8217;idea è quella di cercare di fare un punto a livello <strong>statistico</strong> cercando di aggregare le tante informazioni disponibili in rete. Lo faccio prima che lo faccia qualche giornalista, sia chiaro.</p>
<p>Le statistiche parlano di un&#8217;Italia poco dedita alla ricerca, non c&#8217;erano dubbi. <strong>Nature</strong>, in un numero del 15 Luglio 2004, parla di 3500 dottori di ricerca in media nel 1998-2000 (ma ho dubbi su tale numero), mentre l&#8217;OECD (o OCSE che dir si voglia) ci dà una statistica più ampia, quella delle <a href="http://dx.doi.org/10.1787/401474646362">persone con livello di educazione terziaria</a> (laurea o diplomi di laurea) nella fascia d&#8217;età 25-64: <strong>13% nel 2006</strong> per l&#8217;Italia, che nei paesi OCSE mi mette al penultimo posto appena sopra la Turchia (ma scommetto che nelle nuove statistiche ci saranno delle sorprese). Comunque questa non è una sorpresa.</p>
<p>Torniamo invece a Nature, che analizza il numero di <strong>pubblicazioni</strong> e <strong>citazioni</strong> tra il 1997 e il 2001 usando il database Thomson ISI. Analizzando il numero di pubblicazioni che si hanno nella fascia dell&#8217;1% delle più citate (insomma in alta classifica) ecco che l&#8217;Italia si presenta al <strong>settimo posto</strong>, con 1630 pubblicazioni. Di certo anche qui i numeri andrebbero un po&#8217; normalizzati, rispetto ad esempio al numero di occupati nella ricerca, in fondo l&#8217;Italia pubblica più di Svizzera e Olanda ma il numero di ricercatori è differente (nel 2001 nel settore pubblico e privato, <strong>100000</strong> ricercatori in Italia, <strong>41000</strong> in Svizzera e <strong>43000</strong> in Olanda [fonte EUROSTAT]). Con questa normalizzazione l&#8217;Italia a numero di pubblicazioni e citazioni per ricercatore si trova sopra Regno Unito, Germania e Francia. Che giochini particolare si riescono a fare con le statistiche no?</p>
<p>Insomma la conclusione sembra sempre la solita: in Italia si è bravi ad <strong>arrangiarsi</strong>, le poche persone che lavorano (nella ricerca) producono molto a livello di pubblicazioni. Ma di certo non si vive di sole pubblicazioni: aspetto con ansia uno studio che quantifichi l&#8217;indotto delle università nell&#8217;economia locale e nazionale, là forse le proporzioni saranno un po&#8217; diverse.</p>
<p><strong>LINK AGGIUNTIVI</strong></p>
<ol>
<li><a href="http://unesdoc.unesco.org/images/0013/001364/136456e.pdf">Rapporto UNESCO sui cicli dottorali nei paesi Europei</a></li>
<li><a href="http://www.nature.com/nature/journal/v430/n6997/full/430311a.html">L&#8217;articolo di Nature in questione</a></li>
</ol>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F02%2Fancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi%2F&amp;linkname=Ancora%20numeri%20sulla%20ricerca%20in%20Italia%20%28l%26%238217%3Barte%20dell%26%238217%3Barrangiarsi%29" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F02%2Fancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi%2F&amp;linkname=Ancora%20numeri%20sulla%20ricerca%20in%20Italia%20%28l%26%238217%3Barte%20dell%26%238217%3Barrangiarsi%29" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F02%2Fancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi%2F&amp;linkname=Ancora%20numeri%20sulla%20ricerca%20in%20Italia%20%28l%26%238217%3Barte%20dell%26%238217%3Barrangiarsi%29" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F02%2Fancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi%2F&amp;linkname=Ancora%20numeri%20sulla%20ricerca%20in%20Italia%20%28l%26%238217%3Barte%20dell%26%238217%3Barrangiarsi%29" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F02%2Fancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi%2F&amp;linkname=Ancora%20numeri%20sulla%20ricerca%20in%20Italia%20%28l%26%238217%3Barte%20dell%26%238217%3Barrangiarsi%29" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F02%2Fancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi%2F&amp;linkname=Ancora%20numeri%20sulla%20ricerca%20in%20Italia%20%28l%26%238217%3Barte%20dell%26%238217%3Barrangiarsi%29" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2011%2F02%2Fancora-numeri-sulla-ricerca-in-italia-larte-dellarrangiarsi%2F&amp;title=Ancora%20numeri%20sulla%20ricerca%20in%20Italia%20%28l%26%238217%3Barte%20dell%26%238217%3Barrangiarsi%29" id="wpa2a_4">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Appunti sparsi sulle università italiane</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2010/11/appunti-sparsi-sulle-universita-italiane/</link>
		<comments>http://www.matteodefelice.name/blog/2010/11/appunti-sparsi-sulle-universita-italiane/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Nov 2010 19:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
Vista l&#8217;attualità del tema, ne approfitto per buttar giù un po&#8217; di appunti sparsi sullo stato delle nostre università. Premessa la difficoltà nel misurare la qualità della ricerca, didattica e offerta formativa, un po&#8217; di statistiche e numeri possono contribuire a dipingere lo scenario italiano.
Ogni anno vengono redatte numerose statistiche a livello europeo e mondiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/apoptotic/1174035135/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-466" title="1174035135_e67c7d3506" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/11/1174035135_e67c7d3506.jpg" alt="" width="400" height="264" /></a></p>
<p>Vista l&#8217;attualità del tema, ne approfitto per buttar giù un po&#8217; di appunti sparsi sullo stato delle nostre <strong>università</strong>. Premessa la difficoltà nel misurare la qualità della ricerca, didattica e offerta formativa, un po&#8217; di statistiche e numeri possono contribuire a dipingere lo scenario italiano.</p>
<p>Ogni anno vengono redatte numerose statistiche a livello europeo e mondiale sulle migliori università, come tutte le <strong>classifiche</strong> è fondamentale comprendere il metro di giudizio. Una classifica famosa (anche secondo Google) è quella di <strong>QS</strong>, che a dir la verità non so esattamente cosa sia (ed il sito non mi ha aiutato a comprenderlo), che <a href="http://www.topuniversities.com/university-rankings/world-university-rankings/home">a questo indirizzo</a> pubblica una top 500 delle università mondiali. La prima italiana è <strong>Bologna</strong>, al 176° posto, con l&#8217;università <strong>La Sapienza</strong> che segue al 190°. La <a href="http://www.timeshighereducation.co.uk/world-university-rankings/">classifica di THE</a> (Times Higher Education) non è così magnanima con il nostro paese: nessuna università risulta nei primi 200 posti. La ARWU (Academic Ranking of World Universities), fornisce una<a href="http://www.arwu.org/ARWU2010.jsp"> classifica molto dettagliata</a>: qui La Sapienza si trova tra il 100° e il 150°.</p>
<p><span id="more-465"></span>La <strong>The European House-Ambrosetti</strong> ha pubblicato una <a href="http://www.ambrosetti.eu/italian/lettera_club_2010.php?iExpand3=373">lettera a settembre</a> che fa il punto della situazione italiana. Niente di nuovo — ahimé — sotto il sole: si sottolinea l&#8217;assenza delle università nelle classifiche europee, la scarsa <strong>attrattività</strong> degli studenti stranieri (altro che fuga di cervelli, è che non c&#8217;è ricambio!)  e la bassa percentuale di laureati. Le cause sono solamente elencate senza approfondire, con la parola &#8220;meritocrazia&#8221; ripetuta più e più volte: troppi atenei (non sono d&#8217;accordo, ne abbiamo meno della Gran Bretagna e quanto la Francia), <strong>bassi stipend</strong>i, dipendenza dai fondi del ministero, mancanza di pianificazione e quadro normativo antiquato (nell&#8217;articolo si cela un cauto ottimismo verso la riforma allora in discussione).</p>
<p>Le proposte sono abbastanza interessanti,  basandosi ovviamente su<strong> indici di performance </strong>di ricerca e didattica che dovrebbero valutare la qualità di un&#8217;università e quindi i fondi ad essa destinati. L&#8217;istituto sottolinea molto la questione degli stipendi per incentivare i professori e riqualificare il personale amministrativo. In fondo anche <strong>l&#8217;OCSE</strong> aveva sottolineato la mancanza di investimento dell&#8217;Italia nell&#8217;educazione universitaria e — soprattutto — <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001967.html">l&#8217;agghiacciante analisi</a> di <strong>Federica Laudisa</strong> (dell&#8217;Osservatorio Regionale Diritto allo Studio Piemonte) su lavoce.info che spiega un dato di fatto (raramente sottolineato altrove): l&#8217;Italia a parità di studenti con Francia e Germania spende un decimo per le <strong>borse di studio</strong> ed ha un quarto circa dei posti letto nelle<strong> residenze universitarie</strong>.</p>
<p>Penso che un problema fortissimo, se non il maggiore, è la mancanza di legami tra università e società/territorio. Nel territorio perché l&#8217;università crea poco lavoro, non si lega con il territorio, poche aziende e start-up, crea insomma poco indotto nel posto dove risiede. Inoltre, studiare è poco conveniente è questa la verità, ed in qualche modo le statistiche dell&#8217;OCSE lo fanno risaltare: nel 2008 l&#8217;incremento di stipendio dovuto ad un&#8217;educazione post-diploma è al di sotto della media OCSE ed è spiccatamente minore per le donne (si veda la tabella A7.1 del <a href="http://www.oecd-ilibrary.org/education/highlights-from-education-at-a-glance-2010_eag_highlights-2010-en">documento OCSE sull&#8217;educazione nel 2010</a>).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fappunti-sparsi-sulle-universita-italiane%2F&amp;linkname=Appunti%20sparsi%20sulle%20universit%C3%A0%20italiane" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fappunti-sparsi-sulle-universita-italiane%2F&amp;linkname=Appunti%20sparsi%20sulle%20universit%C3%A0%20italiane" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fappunti-sparsi-sulle-universita-italiane%2F&amp;linkname=Appunti%20sparsi%20sulle%20universit%C3%A0%20italiane" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fappunti-sparsi-sulle-universita-italiane%2F&amp;linkname=Appunti%20sparsi%20sulle%20universit%C3%A0%20italiane" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fappunti-sparsi-sulle-universita-italiane%2F&amp;linkname=Appunti%20sparsi%20sulle%20universit%C3%A0%20italiane" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fappunti-sparsi-sulle-universita-italiane%2F&amp;linkname=Appunti%20sparsi%20sulle%20universit%C3%A0%20italiane" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fappunti-sparsi-sulle-universita-italiane%2F&amp;title=Appunti%20sparsi%20sulle%20universit%C3%A0%20italiane" id="wpa2a_6">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Dottorato Europeo: di cosa si tratta</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 09:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sebbene non sia pratica molto comune,  all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea il Dottorato di Ricerca può essere ottenuto con l&#8217;etichetta  &#8221;European Label&#8220;, una sorta di certificazione dell&#8217;internazionalità del dottorato nata nel 1996.
Il titolo completo diventa: &#8220;European Doctoral Degree&#8221; e possono prenderlo tutti gli studenti di dottorato dell&#8217;UE e dei paesi EFTA (tra cui la Svizzera). Le condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/peterito/3088127940/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-460" title="3088127940_1b5a4f537d" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/11/3088127940_1b5a4f537d.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a></p>
<p>Sebbene non sia pratica molto comune,  all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea il <strong>Dottorato di Ricerca</strong> può essere ottenuto con l&#8217;etichetta  &#8221;<strong>European Label</strong>&#8220;, una sorta di certificazione dell&#8217;internazionalità del dottorato nata nel 1996.</p>
<p>Il titolo completo diventa: &#8220;European Doctoral Degree&#8221; e possono prenderlo tutti gli studenti di dottorato dell&#8217;UE e dei paesi EFTA (tra cui la Svizzera). Le condizioni per avere quest&#8217;etichetta nel nostro paese sono le seguenti:</p>
<ol>
<li>Due revisori della tesi devono essere di università europee non italiane</li>
<li>Un membro della commissione deve venire da un&#8217;università europea non italiana</li>
<li>La difesa della tesi deve avvenire (anche parzialmente) in una lingua europea che non sia l&#8217;italiano</li>
<li>Durante il dottorato bisogna aver trascorso almeno 3 mesi (anche in soggiorni multipli più lunghi di 15 giorni ognuno) in un paese europeo al di fuori dell&#8217;Italia</li>
</ol>
<p>In poche parole quest&#8217;etichetta garantisce ciò che dovrebbe essere alla base di qualunque dottorato di ricerca: internazionalità e scambio con altre istituzioni europee. Per un approfondimento si può leggere l&#8217;articolo che riassume la storia della European Label <a href="www.europhd.eu/pdf/EuroPhDhistory.pdf">pubblicato da Annamaria de Rosa nel 2004</a>.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fil-dottorato-europeo-di-cosa-si-tratta%2F&amp;linkname=Il%20Dottorato%20Europeo%3A%20di%20cosa%20si%20tratta" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fil-dottorato-europeo-di-cosa-si-tratta%2F&amp;linkname=Il%20Dottorato%20Europeo%3A%20di%20cosa%20si%20tratta" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fil-dottorato-europeo-di-cosa-si-tratta%2F&amp;linkname=Il%20Dottorato%20Europeo%3A%20di%20cosa%20si%20tratta" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fil-dottorato-europeo-di-cosa-si-tratta%2F&amp;linkname=Il%20Dottorato%20Europeo%3A%20di%20cosa%20si%20tratta" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fil-dottorato-europeo-di-cosa-si-tratta%2F&amp;linkname=Il%20Dottorato%20Europeo%3A%20di%20cosa%20si%20tratta" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fil-dottorato-europeo-di-cosa-si-tratta%2F&amp;linkname=Il%20Dottorato%20Europeo%3A%20di%20cosa%20si%20tratta" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F11%2Fil-dottorato-europeo-di-cosa-si-tratta%2F&amp;title=Il%20Dottorato%20Europeo%3A%20di%20cosa%20si%20tratta" id="wpa2a_8">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Statistiche ed educazione</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2010/08/statistiche-ed-educazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 09:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>

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		<description><![CDATA[
La spesa pubblica dei vari governi sull&#8217;educazione pubblica. Partendo dall&#8217;assunto che oltre al quanto conta anche il come si spendono i soldi, vediamo delle menzognere statistiche dell&#8217;OCSE/OECD sulla spesa pubblica. I dati arrivano al 2005, per gli ultimi cinque anni aspetto il prossimo resoconto (questo è del 2008). Presentiamo la percentuale dei soldi spesi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/chicagogeek/3288238069/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-406" title="3288238069_aec2c4cc57" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/08/3288238069_aec2c4cc57.jpg" alt="" width="400" height="275" /></a></p>
<p>La spesa pubblica dei vari governi sull&#8217;<strong>educazione pubblica</strong>. Partendo dall&#8217;assunto che oltre al <strong>quanto</strong> conta anche il <strong>come</strong> si spendono i soldi, vediamo delle menzognere statistiche dell&#8217;<strong>OCSE/OECD</strong> sulla spesa pubblica. I dati arrivano al 2005, per gli ultimi cinque anni aspetto il prossimo resoconto (questo è del 2008). Presentiamo la percentuale dei soldi spesi per l&#8217;educazione (primaria, secondaria ecc) rispetto tutta la spesa pubblica. Seleziono un po&#8217; di dati, presento prima quelli del <strong>1995</strong> poi del <strong>2000</strong> e infine del <strong>2005</strong>, separati da una barra.</p>
<ul>
<li>Italia 9.0 / 9.8 / 9.3</li>
<li>Francia 11.5 / 11.6 / 10.6</li>
<li>Germania 8.5 / 9.9 / 9.7</li>
<li>Regno Unito 11.4 / 11 / 11.9</li>
<li>Media OCSE/OECD 11.9 / 12.8 / 13.2</li>
</ul>
<p>Questi dati comunque sembrano già visti, in effetti non sono così originali, ma se andate sulla <a href="http://www.oecd.org/document/9/0,3343,en_2649_39263238_41266761_1_1_1_1,00.html">pagina del rapporto OCSE/OECD &#8220;Education at a Glance 2008&#8243;</a> troverete decine e decine di tabelle piene di dati statistici che provano (ripeto, provano) a descrivere la l&#8217;educazione pubblica nei vari paesi. Il nostro paese viene descritto bene: attento sugli asili e le scuole primarie (ampiamente sopra la media), tra gli ultimi nella ricerca e università, con una bassa percentuale di laureati, poche ore di insegnamento annue ecc</p>
<p>Io dico che non si può descrivere nulla con un numero, nemmeno con dieci, ma se si dispone di <strong>29</strong> fogli di dati, ognuno con almeno tre sottotabelle e grafici, forse si può iniziare a descrivere un sistema esteso e complesso come l&#8217;educazione pubblica. Buona lettura.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F08%2Fstatistiche-ed-educazione%2F&amp;linkname=Statistiche%20ed%20educazione" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F08%2Fstatistiche-ed-educazione%2F&amp;linkname=Statistiche%20ed%20educazione" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F08%2Fstatistiche-ed-educazione%2F&amp;linkname=Statistiche%20ed%20educazione" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F08%2Fstatistiche-ed-educazione%2F&amp;linkname=Statistiche%20ed%20educazione" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F08%2Fstatistiche-ed-educazione%2F&amp;linkname=Statistiche%20ed%20educazione" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F08%2Fstatistiche-ed-educazione%2F&amp;linkname=Statistiche%20ed%20educazione" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F08%2Fstatistiche-ed-educazione%2F&amp;title=Statistiche%20ed%20educazione" id="wpa2a_10">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cercare un lavoro post-doc: risorse sul Web</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2010/08/cercare-un-lavoro-post-doc-risorse-sul-web/</link>
		<comments>http://www.matteodefelice.name/blog/2010/08/cercare-un-lavoro-post-doc-risorse-sul-web/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 12:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Se avessi trovato già un posto forse i miei consigli sarebbero più utili, però ho comunque una piccola raccolta, creata tramite consigli e minuziose ricerche, sui siti Web che raccolgono molte offerte di lavoro nel mondo accademico, dal dottorato alle posizioni più elevate. E&#8217; ovvio che il primo mio consiglio è di prepararsi un buon [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/ancestor/4037243437/in/photostream/"><img class="aligncenter size-full wp-image-401" title="4037243437_acf7d55e60" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/08/4037243437_acf7d55e60.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a></p>
<p>Se avessi trovato già un posto forse i miei consigli sarebbero più utili, però ho comunque una piccola raccolta, creata tramite consigli e minuziose ricerche, sui siti Web che raccolgono molte offerte di lavoro nel <strong>mondo accademico</strong>, dal dottorato alle posizioni più elevate. E&#8217; ovvio che il primo mio consiglio è di prepararsi un buon curriculum vitae che elenchi tutte l&#8217;esperienze e una lista di pubblicazioni aggiornata. Ecco l&#8217;elenco:</p>
<ol>
<li><a href="http://www.jobs.ac.uk/">Jobs.ac.uk</a>:  ha prevalentemente posti per il Regno Unito. Aggiornato, chiaro e con degli alert ben fatti. Il mio preferito.</li>
<li><a href="http://www.phds.org/">Phds.org</a>: a dispetto del nome ha posizioni di tutti i tipi, dai dottorati alle posizioni nelle aziende private, soprattutto negli Stati Uniti.</li>
<li><a href="http://www.postdocjobs.com/">Postdocjobs</a>: un po&#8217; bruttino e poco completo, al momento conta solo 311 posti, dieci volte meno di jobs.ac.uk</li>
<li><a href="http://www.findapostdoc.com/">Findapostdoc</a>:  anche questo molto striminzito.</li>
</ol>
<p>Per ora è tutto, chi propone qualcosa di meglio è benvenuto nei commenti.</p>
<p>[ratings]</p>
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		<title>Agenzia 2001</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Jul 2010 14:21:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Era il 2001 e il CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (l&#8217;ente di ricerca più grande in Italia), finanziava già dal 2000 una serie di progetti, sotto il nome di Agenzia 2000, Agenzia 2001 ecc. Il piccolo libro di Sylos Labini e Zapperi dall&#8217;esplicativo titolo &#8220;I ricercatori non crescono sugli alberi&#8221; (link Anobii) mi ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/07/1062744637_215b9bc9b5.jpg" rel="lightbox[356]"><img class="aligncenter size-full wp-image-357" title="1062744637_215b9bc9b5" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/07/1062744637_215b9bc9b5.jpg" alt="" width="400" height="194" /></a></p>
<p>Era il 2001 e il <strong>CNR</strong>, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (l&#8217;ente di ricerca più grande in Italia), finanziava già dal 2000 una serie di progetti, sotto il nome di <strong>Agenzia 2000</strong>, Agenzia 2001 ecc. Il piccolo libro di Sylos Labini e Zapperi dall&#8217;esplicativo titolo &#8220;I<strong> ricercatori non crescono sugli alberi</strong>&#8221; (<a href="http://www.anobii.com/books/I_ricercatori_non_crescono_sugli_alberi/9788842091936/012e817debfa9f8e6c/">link Anobii</a>) mi ha fatto trovare, in una copia del sito di ufficiale di allora ancora memorizzata su archive.org, una &#8220;bellissima&#8221; <a href="http://web.archive.org/web/20030525133526/http://agenzia2001.cnr.it/Presid_rettori.doc">comunicazione ai rettori e ricercatori</a> riguardo l&#8217;Agenzia 2001. Era il 7 Marzo 2002 e questa recitava:<span id="more-356"></span></p>
<blockquote><p>Caro Rettore,</p>
<p>in data 2 aprile 2001 ho inviato a tutte le università italiane e agli Istituti del CNR una lettera circolare relativa all’attività di promozione e sostegno del sistema nazionale della ricerca, programmata nell’ambito del piano triennale 2001 &#8211; 2003 e relativa al biennio 2002 – 2003.</p>
<p>L’intenzione era quella di anticipare il più possibile i tempi in modo da essere in grado di erogare le risorse, per i progetti approvati, nei primi mesi del 2002.</p>
<p>Purtroppo il piano triennale, a suo tempo presentato, è stato rinviato al CNR con l’invito a riformularlo ridimensionando drasticamente la richiesta di finanziamento e ponendo in bassa priorità l’attività di microagenzia.</p>
<p>Su questa base è stato elaborato il bilancio preventivo 2002 nel quale non è stato possibile allocare alcuna risorsa alla suddetta attività.</p>
<p>Devo pertanto, con grande rammarico, comunicare che il processo di valutazione e selezione delle proposte è stato sospeso in attesa di un chiarimento politico sul futuro ruolo del CNR per quanto riguarda l’attività extra-murale.</p></blockquote>
<p>Mi immagino la piacevole sorpresa di coloro che dopo aver speso settimane di tempo, lavoro fuori orario (non retribuito), e aver accumulato ritardi in altre attività per preparare un bando del genere si sono trovati una lettera del genere. Chissà come mai questi fondi non furono allocati, chissà quali erano le priorità di allora: forse una cosa fondamentale come gli interessi degli <strong>autotrasportatori</strong> a cui nel 2007 il governo &#8220;girò&#8221; 30 milioni di euro presi dai fondi della ricerca. Insomma qualcosa di vitale.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F07%2Fagenzia-2001%2F&amp;linkname=Agenzia%202001" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F07%2Fagenzia-2001%2F&amp;linkname=Agenzia%202001" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F07%2Fagenzia-2001%2F&amp;linkname=Agenzia%202001" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F07%2Fagenzia-2001%2F&amp;linkname=Agenzia%202001" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F07%2Fagenzia-2001%2F&amp;linkname=Agenzia%202001" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F07%2Fagenzia-2001%2F&amp;linkname=Agenzia%202001" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F07%2Fagenzia-2001%2F&amp;title=Agenzia%202001" id="wpa2a_14">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Non è un paese per giovani: università e ricerca</title>
		<link>http://www.matteodefelice.name/blog/2010/04/non-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 20:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sfogliando un libro appena acquistato dall&#8217;evocativo titolo &#8220;I Ricercatori Non Crescono Sugli Alberi&#8220;, edizioni Laterza, mi sono imbattuto in un grafico assai esplicativo, sull&#8217;età media dei professori ordinari, associati e ricercatori nell&#8217;università italiana. Cercando sul sito del CNVSU (Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario) ho trovato un tanto ricco quanto deprimente rapporto sullo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/willhale/1446606688/"><img class="aligncenter size-full wp-image-281" title="1446606688_2aed6462db" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/04/1446606688_2aed6462db.jpg" alt="" width="400" height="270" /></a></p>
<p>Sfogliando un libro appena acquistato dall&#8217;evocativo titolo &#8220;<a href="http://www.anobii.com/books/012e817debfa9f8e6c">I Ricercatori Non Crescono Sugli Alberi</a>&#8220;, edizioni Laterza, mi sono imbattuto in un grafico assai esplicativo, sull&#8217;<strong>età media</strong> dei professori ordinari, associati e ricercatori nell&#8217;università italiana. Cercando sul sito del <strong>CNVSU</strong> (Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario) ho trovato un tanto ricco quanto deprimente <a href="http://www.cnvsu.it/publidoc/datistat/default.asp?id_documento_padre=11667">rapporto sullo stato dell&#8217;università italiana nel 2009</a>, ben 271 pagine ricche di dati e grafici. Che non lasciano spazio all&#8217;immaginazione, come questo:</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/04/Screen-shot-2010-04-20-at-10.22.50-PM.png" rel="lightbox[279]"><img class="aligncenter size-full wp-image-280" title="Distribuzione età personale universitario 2009" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/04/Screen-shot-2010-04-20-at-10.22.50-PM.png" alt="" width="414" height="265" /></a>I numeri anche sono raccapriccianti: nel 2008 l&#8217;età media di un professore ordinario è 59,6 anni, di un associato 52,8 e di un ricercatore 45,2. Tutti e tre in crescita rispetto a dieci anni fa, quindi si è vecchi e soprattutto <strong>sempre più vecchi</strong>. Ed in Inghilterra <a href="http://www.guardian.co.uk/education/2009/may/29/ageing-professors-overseas-scholars">si lamentano perché un professore su cinque ha 55 anni</a>.</p>
<p style="text-align: left;">Comunque anche <strong>l&#8217;ENEA</strong>, l&#8217;Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile, non è da meno, nel 2001 il centro di Casaccia, a nord di Roma presentava ben zero persona sotto i 30 anni a tempo indeterminato (su 1400 dipendenti) e una spettacolare età media fra i 46 e i 50 anni. Ecco qui la <a href="http://www.casaccia.enea.it/centro/cifre/eta.html">bellissima pagina con le statistiche</a>.</p>
<p style="text-align: left;">
<p><a class="a2a_button_facebook" href="http://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F04%2Fnon-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca%2F&amp;linkname=Non%20%C3%A8%20un%20paese%20per%20giovani%3A%20universit%C3%A0%20e%20ricerca" title="Facebook" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/facebook.png" width="16" height="16" alt="Facebook"/></a><a class="a2a_button_twitter" href="http://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F04%2Fnon-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca%2F&amp;linkname=Non%20%C3%A8%20un%20paese%20per%20giovani%3A%20universit%C3%A0%20e%20ricerca" title="Twitter" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/twitter.png" width="16" height="16" alt="Twitter"/></a><a class="a2a_button_google_gmail" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_gmail?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F04%2Fnon-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca%2F&amp;linkname=Non%20%C3%A8%20un%20paese%20per%20giovani%3A%20universit%C3%A0%20e%20ricerca" title="Google Gmail" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/gmail.png" width="16" height="16" alt="Google Gmail"/></a><a class="a2a_button_google_plus" href="http://www.addtoany.com/add_to/google_plus?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F04%2Fnon-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca%2F&amp;linkname=Non%20%C3%A8%20un%20paese%20per%20giovani%3A%20universit%C3%A0%20e%20ricerca" title="Google+" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/google.png" width="16" height="16" alt="Google+"/></a><a class="a2a_button_linkedin" href="http://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F04%2Fnon-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca%2F&amp;linkname=Non%20%C3%A8%20un%20paese%20per%20giovani%3A%20universit%C3%A0%20e%20ricerca" title="LinkedIn" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/linkedin.png" width="16" height="16" alt="LinkedIn"/></a><a class="a2a_button_tumblr" href="http://www.addtoany.com/add_to/tumblr?linkurl=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F04%2Fnon-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca%2F&amp;linkname=Non%20%C3%A8%20un%20paese%20per%20giovani%3A%20universit%C3%A0%20e%20ricerca" title="Tumblr" rel="nofollow" target="_blank"><img src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/plugins/add-to-any/icons/tumblr.png" width="16" height="16" alt="Tumblr"/></a><a class="a2a_dd a2a_target addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save#url=http%3A%2F%2Fwww.matteodefelice.name%2Fblog%2F2010%2F04%2Fnon-e-un-paese-per-giovani-universita-e-ricerca%2F&amp;title=Non%20%C3%A8%20un%20paese%20per%20giovani%3A%20universit%C3%A0%20e%20ricerca" id="wpa2a_16">Condividi</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A cosa serve il dottorato?</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 15:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il dottorato di ricerca, o Ph.D. (abbreviazione di philosophiae doctor), è il più alto titolo accademico internazionale ed è comunemente il prerequisito per divenire ricercatore e professore universitario.
Nature, in un editoriale uscito il mese scorso, titola con una provocante domanda: ma gli scienziati hanno davvero bisogno del Ph.D.? Senza trovare la risposta nelle tanto spassose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/allenmari/3067457582/"><img class="aligncenter size-full wp-image-264" title="3067457582_fd4901b368" src="http://www.matteodefelice.name/blog/wp-content/uploads/2010/04/3067457582_fd4901b368.jpg" alt="" width="450" height="292" /></a></p>
<p>Il <strong>dottorato di ricerca</strong>, o Ph.D. (abbreviazione di <em>philosophiae doctor</em>), è il più alto titolo accademico internazionale ed è comunemente il prerequisito per divenire ricercatore e professore universitario.</p>
<p><strong>Nature</strong>, in un <a href="http://www.nature.com/nature/journal/v464/n7285/full/464007a.html">editoriale uscito il mese scorso</a>, titola con una provocante domanda: ma gli scienziati hanno davvero bisogno del Ph.D.? Senza trovare la risposta nelle tanto spassose quanto realistiche vignette di <a href="http://www.phdcomics.com/">phdcomics</a> ci si può interrogare sulla questione, sebbene de facto nella concezione europea non ci siano altre vie per il mondo scientifico. L&#8217;editoriale sottolinea che nella visione asiatica (un punto di vista che per forza di cose diviene sempre più importante ogni giorno) si preferiscono i laureati nel mondo della ricerca industriale così da formarli direttamente nelle aziende, in maniera più efficace e veloce.</p>
<p><span id="more-263"></span>L&#8217;esempio che si porta è del <strong>BGI</strong>, <a href="http://www.genomics.cn/en/index.php">Beijing Genomics Institute</a>, un famoso centro di ricerca cinese che dal 1999 lavora sul genoma (collaborando anche al progetto <a href="http://www.ornl.gov/sci/techresources/Human_Genome/home.shtml">HGP</a>). L&#8217;editoriale—dai tratti un po&#8217; pubblicitario bisogna dirlo—dice che 500 studenti sono stati assunti per fare i ricercatori e, sebbene non abbiano il dottorato, riescano ad ottenere comunque esperienza e capacità per il loro lavoro. Il dottorato li renderebbe ricercatori migliori?</p>
<p>Ovviamente nessuno può rispondere a questa domanda. Io credo che, come già accade in altri settori tecnologici, ci siano due spinte contrastanti: la necessità di persone giovani e da formare e dall&#8217;altra il bisogno di persone che sappiano gestire, anche in maniera trasversale, la conoscenza in continuo aumento ed abbiano una visione d&#8217;insieme efficace. La ricerca privata ha bisogno di persone esperte e preparate, ma non ha bisogno di formare i &#8220;professori&#8221;, che devono essere ben inseriti nel network scientifico e debbano avere una visione ampia e completa della loro disciplina. Di certo sebbene le due spinte siano contrapposte e l&#8217;obiettivi della ricerca universitaria e industriale siano diversi, ambedue i mondi trovano enorme sovrapposizione e grande guadagno da una sinergia.</p>
<p>Alla domanda posta dall&#8217;editoria una risposta c&#8217;è: &#8220;non necessariamente&#8221;. Il titolo di dottorato non è fondamentale: lo è se si vuole intraprendere quel tipo di ricerca che sfocia nelle posizioni accademiche più elevate, nella didattica. In Europa di sicuro al momento si crede molto nella ricerca accademica e le cifre sembrano dimostrarlo: nel solo 2008 <strong>93000</strong> persone hanno ottenuto il titolo di dottorato in Europa (EU27), il doppio degli USA e sei volte tanto che in Giappone.</p>
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		<title>l&#8217;accesso libero alle pubblicazioni scientifiche</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 15:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matteo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Università & Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>

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		<description><![CDATA[
Michel Beaudouin-Lafon, professore di informatica a Parigi (nonché membro di questo interessante progetto), scrive un interessante articolo sull&#8217;ultimo numero di Communications of the ACM, la rivista mensile di ACM, la più grande associazione mondiale di informatica. Il tema è sempre più comune di questi tempi (ne scrissi pure qua), quello dell&#8217;accesso alle riviste scientifiche: a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://deliveryimages.acm.org/10.1145/1650000/1646367/figs/uf1.jpg" rel="lightbox[234]"><img class="aligncenter" src="http://deliveryimages.acm.org/10.1145/1650000/1646367/figs/uf1.jpg" alt="" width="468" height="217" /></a></p>
<p><strong>Michel Beaudouin-Lafon</strong>, professore di informatica a Parigi (nonché membro di <a href="http://insitu.lri.fr/Projects/WILD">questo interessante progetto</a>), scrive un <a href="http://cacm.acm.org/magazines/2010/2/69353-open-access-to-scientific-publications/fulltext">interessante articolo sull&#8217;ultimo numero di Communications of the ACM</a>, la rivista mensile di ACM, la più grande associazione mondiale di informatica. Il tema è sempre più comune di questi tempi (<a href="http://www.matteodefelice.name/blog/2010/02/la-letteratura-scientifica-nel-mondo/">ne scrissi pure qua</a>), quello dell&#8217;accesso alle riviste scientifiche: a pagamento, libero (open) o formule miste?</p>
<p>Il grafico che si propone sull&#8217;articolo (quello che ho messo in testa al post) parla chiaro: <strong>si scrive sempre di più</strong>. Se nel 1960 in ambito di scienze naturali &amp; ingegneria si fossero pubblicati poco meno di 1 milione di articoli nel 2003 erano 10 milioni, una crescita incredibile. Dato che l&#8217;editoria che gestisce questa letteratura è commerciale, stiamo parlando di un mercato molto ricco e pieno di profitti. La Elsevier è senza dubbio la casa più grande: pubblica <strong>250 mila articoli l&#8217;anno</strong> in più di 2000 riviste diverse [fonte wikipedia] con profitti di centinaia di milioni di euro. La seguono la Springer, la Wiley (quotata in borsa) e la Thomson (che gestisce l&#8217;ISI, creatore dell&#8217;amato/odiato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Impact_factor">impact factor</a>).</p>
<p>La questione è chiara: chi e quanto si deve pagare per la letteratura scientifica, considerando che molto lavoro nel mondo è effettuato con i soldi della ricerca pubblica? I singoli articoli in genere vengono pagati fra i 20 e i 30$ (parlo in ambito informatico) mentre un abbonamento di un anno ad una rivista può costare più di 2000 euro con prezzi molto variabili in base a pacchetti e convenzioni con istituzioni varie. La formula<strong> Open Access</strong> rende l&#8217;accesso libero e gratuito agli articoli ma costa per chi vuole pubblicare, da 1000 a 4000$ per singolo articolo. E&#8217; strano pensare che si debba pagare per scrivere ma l&#8217;idea ha un senso visto che gli scrittori sono anch&#8217;essi consumatori e lettori. Però tale sistema solleva molto questioni: costi molto alti per le istituzioni, problemi per i laboratori più piccoli e questioni legate ai budget (es. nei grant saranno compresi anche i soldi per le pubblicazioni?).</p>
<p>Sebbene le case editrici generino molti margini da questo mercato bisogna ricordarsi che le pubblicazioni online hanno dei costi enormi per i gestori: database enormi che devono gestire un numero elevatissimo di traffico. Costi elevati senza dubbio, ma il modello Open Access forse non è il più adatto ed il più equilibrato anche se una combinazione di questo modello con quello più tradizionale (sottoscrizione per leggere) potrebbe risultare vincente: se l&#8217;autore paga per pubblicare l&#8217;articolo verrà reso disponibile a tutti gratuitamente, in caso contrario sarà accessibile solo agli abbonati e ai lettori paganti.</p>
<p>Io penso che l&#8217;editoria scientifica stia soffrendo la crisi (esistenziale direi) dell&#8217;intero mondo della conoscenza che pone al centro la questione &#8220;<strong>Chi Paga Cosa?</strong>&#8220;. Tale domanda se la chiedono gli editori tradizionali (vedi il sistema Google Books), i venditori di libri (mercato degli e-book), chi commercia musica (DRM) e molti altri ancora. Beaudouin-Lafon si chiede cosa accadrebbe se un articolo scientifico invece dei &#8220;soliti&#8221; 15-30$ di costo per un non abbonato costasse 99 centesimi: domanda provocante senza dubbio ma merita più di una riflessione. E ancora, se si utilizzasse una licenza <strong>Creative Commons</strong>?</p>
<p>Per concludere penso che ci saranno stravolgimenti nei prossimi anni, qualche ente/istituzione coraggiosa (di sicuro non commerciale) cambierà il proprio modelli di business e forzerà tutti gli altri ad adattarsi. Speriamo che alla fine a guadagnarci siano i ricercatori che già hanno abbastanza problemi con impact factor, h-index e tutto il resto.</p>
<p><em>Link vari</em></p>
<ol>
<li><a href="http://www.arl.org/sparc/publisher/incomemodels/">Approfondimento sui costi dell&#8217;Open Access e sui modelli di business</a></li>
</ol>
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