This is England

This is England.
Non per parafrasare il film di Meadows, che ancora devo vedere dopo averlo comprato per 3 sterline da HMV. La frase “This is X”, con X una città, un paese o un continente, funziona solo se ci sei dentro, se le frasi rimangono aperte con puntini puntini pronto ad aggiornare, aggiungere, correggere, ciò che è già stato scritto.
Ho sentito il racconto del matrimonio di S. e Y., lui moldavo e lei giapponese, che un giorno hanno deciso di sposarsi e sono corsi al comune dicendo “vogliamo sposarci”. Quella del comune gli ha risposto: “per prima cosa venga in un giorno feriale e poi le spieghiamo cosa bisogna fare per sposarsi”. E loro che si sono sposati due mesi dopo tra incertezze di pronuncia e i video degli amici (gli unici presenti e testimoni).
E poi la storia di F. che un giorno è tornata in Brasile e dopo un mese è tornata col nome di L., maschile, e nel giro di un mese si è sposato con una donna e ha messo un avviso sulla sua homepage dell’università spiegando che aveva cambiato nome, quindi ambedue i nomi corrispondevano allo stesso autore.
E altre storie simili, dove tranquillamente si vive la propria vita, senza pensare che qualcuno non reputi normale cambiare sesso (da donna a uomo) e poi sposarsi oppure organizzare un matrimonio in quattro e quattro otto e recitare il proprio volere di fronte a 5 colleghi e amici di dipartimento. E la normalità, almeno come sono solito vederla, sembra non esserci quando per strada incontri un gruppo di persone truccate da zombie, poi quattro ragazze in fila in discoteca vestite con abiti stile preistorico e poi un gruppo di emuli dei Village People e poi il matto che in giacca e cravatta si mette a ballare come un matto appena passa vicino ad un gruppo jazz che suona all’aperto.
Insomma, qui saranno pure matti, ma sembrano divertirsi un mondo.
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