Cornovaglia
La Cornovaglia è la prima meta turistica della Gran Bretagna. Lo scorso fine settimana, quando sia io che David Cameron con la moglie eravamo lì (i giornali hanno parlato solo di lui), le cittadine e le autostrade dimostravano che in effetti è vero, molti turisti visitano la Cornovaglia.
La prima tappa è Tintagel e il suo castello, che la leggenda vuole sia quello di Re Artù e di Merlino, il quale ha anche una sua caverna sulla spiaggia (Merlin’s Cave). Non sono l’unico a cadere “vittima” del marketing su tutti i cavalieri della Tavola Rotonda, penso ci fossero tanti turisti quanti a Stonehenge. Nonostante l’affollamento, il posto rimane affascinante, le rovine di un castello a picco sul mare, con scogliere enormi, onde spettacolari e vento pericolosamente forte.
La seconda tappa è Padstow, un paesino di pescatori, molto famoso a quanto pare. Mare dal colore spettacolare, finché c’è stato il sole, appena ci stavamo avvicinando per vedere meglio il panorama il brutto tempo ha come al solito unito cielo e mare in un grigio scuro avvolto da una fitta e fastidiosa pioggia. Vendita di ogni tipo di pesce fritto intorno al porto, carine le strade all’interno del paese, spettacolare il caffè dove per la prima volta ho assaggiato dei dolci spettacolari qui in Inghilterra, fatti in casa come raramente capita.
L’albergo che ho preso era a Falmouth, cittadina molto bella, piena di studenti. La sera la pioggia, che chiamarla pioggia non rende l’idea: era acqua sospesa e pronta a inzupparti subdolamente i vestiti, non permette una visita della città molto tranquilla. Ma il cibo e la birra fanno da padroni.
La birra della Cornovaglia (cornish beer) è eccezionale. Dal birrificio di St. Austell escono fuori delle birre, del tipo bitter alle, amarognole, corpose e bevibili, dopo che mi ero quasi convinto che l’unica birra buona fosse o tedesca o belga, ho iniziato a cambiare idea. Per il cibo, l’illuminazione avviene all’Hunky Dory, un ristorante molto carino e gettonato: per un posto abbiamo dovuto attendere un’ora. Pesce pescato nella zona (tonno e orata) cotto in maniera superba, con cura dei particolari e presentazione degna di nota. Con un conto molto simile a quello di un ristorante di pesce italiano nostrano, ma con un servizio assai più cortese e simpatico, usciamo soddisfatti da questa gradita sorpresa.
Il giorno successivo si viaggia da Falmouth, passando per Truro (cittadina ricchissima e molto bella) e per il parco nazionale del Dartmoor (con una pausa sunday roast a Tavistock) fino a Bath, dove si rimane delusi notevolmente dalla città che non sembra così dorata come molti dicono. Lì non ci delude un ristorante giapponese molto genuino, il cui cibo ci accompagna fino all’arrivo a Birmingham, in serata.
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