Cellulari e consumi energetici

Le statistiche sulla diffusione dei telefoni cellulari lasciano riflettere non solo sull’aspetto sociale e l’impatto culturale così repentino (poche tecnologie in passato si sono diffuse così velocemente) ma anche sull’aspetto materiale: 4 miliardi di schede telefoniche nel 2008. Una cifra sconvolgente se si tiene in considerazione anche la frequenza con cui vengono sostituiti gli apparecchi per obsolescenza o guasti. Miliardi di apparecchi elettronici.

Secondo il CIA World Factbook, una fonte non indifferente di dati, conti alla mano nel 2008 quasi tutti i paesi occidentali sfiorano o superano la proporzione di 1 numero di cellulare per ogni abitante, con in cima l’Italia con rapporto 3 a 2.

Qualcuno potrebbe pensare che si possa considerare significativo il consumo di energia dai caricabatterie, i cellulari più recenti ricordano anche all’utente di staccarlo dalla presa elettrica una volta che non lo si usa più. Ahimè, sebbene sia di principio utile evitare qualunque spreco, il consumo di un caricabatterie può arrivare al massimo a meno di un decimo di kWh al giorno: insomma evitare di tenerlo collegato alla presa quando non lo si usa è utile, ma spegnere la Playstation tre secondi prima del solito porta ad un risparmio di energia elettrica maggiore! Non scherzo, la Playstation 3 assorbe 190 W (per i geek: poco più di una Xbox e dieci volte più di una Nintendo Wii) e quindi si risparmia molto ma molto di più facendo una partita di meno a Pro Evolution Soccer, per intenderci.

La cosa importante è considerare l’impatto energetico di un oggetto nel suo intero ciclo di vita:

  1. Estrazione delle materie prime, loro lavorazione e trasporto.
  2. Produzione dell’oggetto, confezionamento e trasporto nelle catene di distribuzione
  3. Utilizzo
  4. Smaltimento e riciclaggio

Delle interessanti stime sul “solito” libro di MacKay (che ho già riportato qui) ci dicono che ci vogliono 0.7 kWh per una bottiglia di plastica, 1800 per un personal computer, 2 kWh per un quotidiano. Le stime sono approssimative e non considerano i costi di trasporto, ma offrono spazio ad una visione più completa dei consumi energetici, che non si ferma alla consultazione della bolletta a fine mese. Ad esempio, come scriveva tempo fa un giornalista statunitense sulla sua esperienza nel dimezzare i consumi energetici domestici, ci si potrebbe accorgere che si consuma più energia nel girare tre supermercati alla ricerca di un tagliaerbe a basso consumo che continuare ad utilizzare quello più vecchio. Oppure, secondo un recente studio inglese, converrebbe mantenere le nostre vecchie automobili piuttosto che produrre e comperarne di nuove più efficienti. Ma questa è un’altra storia.

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