A cosa serve il dottorato?

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Il dottorato di ricerca, o Ph.D. (abbreviazione di philosophiae doctor), è il più alto titolo accademico internazionale ed è comunemente il prerequisito per divenire ricercatore e professore universitario.

Nature, in un editoriale uscito il mese scorso, titola con una provocante domanda: ma gli scienziati hanno davvero bisogno del Ph.D.? Senza trovare la risposta nelle tanto spassose quanto realistiche vignette di phdcomics ci si può interrogare sulla questione, sebbene de facto nella concezione europea non ci siano altre vie per il mondo scientifico. L’editoriale sottolinea che nella visione asiatica (un punto di vista che per forza di cose diviene sempre più importante ogni giorno) si preferiscono i laureati nel mondo della ricerca industriale così da formarli direttamente nelle aziende, in maniera più efficace e veloce.

L’esempio che si porta è del BGI, Beijing Genomics Institute, un famoso centro di ricerca cinese che dal 1999 lavora sul genoma (collaborando anche al progetto HGP). L’editoriale—dai tratti un po’ pubblicitario bisogna dirlo—dice che 500 studenti sono stati assunti per fare i ricercatori e, sebbene non abbiano il dottorato, riescano ad ottenere comunque esperienza e capacità per il loro lavoro. Il dottorato li renderebbe ricercatori migliori?

Ovviamente nessuno può rispondere a questa domanda. Io credo che, come già accade in altri settori tecnologici, ci siano due spinte contrastanti: la necessità di persone giovani e da formare e dall’altra il bisogno di persone che sappiano gestire, anche in maniera trasversale, la conoscenza in continuo aumento ed abbiano una visione d’insieme efficace. La ricerca privata ha bisogno di persone esperte e preparate, ma non ha bisogno di formare i “professori”, che devono essere ben inseriti nel network scientifico e debbano avere una visione ampia e completa della loro disciplina. Di certo sebbene le due spinte siano contrapposte e l’obiettivi della ricerca universitaria e industriale siano diversi, ambedue i mondi trovano enorme sovrapposizione e grande guadagno da una sinergia.

Alla domanda posta dall’editoria una risposta c’è: “non necessariamente”. Il titolo di dottorato non è fondamentale: lo è se si vuole intraprendere quel tipo di ricerca che sfocia nelle posizioni accademiche più elevate, nella didattica. In Europa di sicuro al momento si crede molto nella ricerca accademica e le cifre sembrano dimostrarlo: nel solo 2008 93000 persone hanno ottenuto il titolo di dottorato in Europa (EU27), il doppio degli USA e sei volte tanto che in Giappone.

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