ThRaSH@Parigi

Il workshop di teoria sugli algoritmi stocastici, dall’ambiguo nome ThRaSH, mi offre l’occasione di venire nella capitale francese. Quest’anno con un’organizzazione tutta parigina l’evento, alla sua quarta edizione, si sposta da Birmingham all’Università Paris V, a Saint-Germain. Una sessantina i partecipanti, sebbene la comunità sia abbastanza piccola si vedono un po’ di volti nuovi—anche italiani, sommando si arriva ad 8 persone di origine italiana: io l’unico a rappresentare un’istituzione italiana, gli altri università di varie nazioni europee. Temi interessanti durante questa due giorni, oggi si è partiti bene e stasera il social event organizzato consisterà in un giro in barcone sulla Senna, con tanto di cena.

A proposito di cibo, finalmente scopro un po’ la varietà culinaria dei cosiddetti “cugini”. Partiamo dal caffè, forse l’unico paese dove si può trovare un caffè buono al di fuori dei nostri confini è questo: di cafè-brasserie ce ne sono decine e decine, frequenti come i bar nelle città italiane, tutti con i tavolini fuori che danno da sedere a turisti, studenti e autoctoni vari. Oggi il pranzo è stato offerto dall’organizzazione locale e devo dire che rimane, Sicilia a parte, il meglio mai visto in un evento del genere: carni di tutti i tipi, selezione di torte e formaggi, insalate e tanto di vino a tavola.

La città si presenta bella come ci si aspetta: elegante, raffinata, silenziosa. Il traffico di automobili è presente nelle vie principali, ma posso dire che ieri nella zona Montmartre-Pigalle dalle quattro alle otto di sera, ho visto al massimo dieci auto in fila di fronte al semaforo. Gente in cravatta sui rollerblade o sulle bici (grigie quelle del servizio di bike sharing) sfreccia sui marciapiedi e piste ciclabili dalla mattina alla notte.

Qualche appunto sparso:

  1. Si in questi giorni ci dovrebbe essere uno sciopero, tutti ne parlano, uao.
  2. L’aeroporto di Beauvais è una trappola: non andateci. Due ore di volo, un’ora di fila per il bus per Parigi, un’ora di bus: totale quattro ore.
  3. In città le persone non usano le gli auricolari per sentire la musica: girano tutti con le cuffie integrali, quelle grosse da DJ.

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