La letteratura scientifica nel mondo
Quanti articoli scientifici si scrivono ogni anno nel mondo? Ad oggi il numero di articoli scientifici nella sezione “Scienza & Tecnologia” del database Web of Science ammontava a 155000, solo per l’anno 2010. L’intero database ha più di 90 milioni di articoli, nel grafico vedete quanti ne sono stati pubblicati ogni anno a partire dal 1986 solo nella sezione tecnica, quindi escludendo scienze sociali, umanistiche, artistiche.
Un corposo resoconto del governo britannico sullo stato della letteratura scientifica mostra la situazione dei diversi paesi mondiali, evidenziando un (prevedibile) incremento di alcuni paesi emergenti come la Cina, la cui produttività è raddoppiata in dieci anni e nel 2003 era però ancora un decimo di quella inglese. Dati più aggiornati secondo me renderebbero ancora più sottile tale differenza, purtroppo nel sito dell’OCSE non sembra essercene traccia.
Nel 2004 David King, direttore del Government Office for Science fino al 2007, pubblica un articolo su Nature in cui analizza ciò che è accaduto nei dieci anni precedenti e del rapporto tra la produzione scientifica europea e quella statunitense. In quanto a quantità nel 1997 l’Europa supera gli USA che però mantiene il dominio per quanto riguarda le citazioni, ovvero il numero di volte che un articolo viene citato dentro un altro—misura della sua importanza. Basandosi su dati OCSE e database scientifici risultano tra il 1993 e il 2001 scritti quasi 7 milioni di articoli scientifici, il cui 70% è di mano statunitense ed europea. Tra i paesi europei i più prolifici sono gli inglesi, i tedeschi ed i francesi. Un grafico interessante è il seguente, che mette a confronto citazioni totali e prodotto interno lordo (GDP in inglese):
Il nostro paese non se la cava male, dal rapporto inglese di cui parlavo all’inizio risulta che nel 2003 l’Italia era il paese tra quelli del G8 ad avere il massimo rapporto tra citazioni e numero di ricercatori full-time, sebbene una nota a margine avvisa che il trend positivo dell’Italia negli anni prima del 2003 può essere dovuto alla riduzione del numero di ricercatori complessivi e quindi all’incremento di quel rapporto.
“Italy’s indexed papers/FTE researcher has increased. This may be an artefact, however, because of a diminishing researcher base. That decline has stabilised, so a continuing upward trend would indicate genuine improvement”.
Infatti l’Italia, unica insieme alla Russia, ha ridotto il numero di ricercatori tra il 1995 e il 2003, mantenendo l’ultimissima posizione: per intenderci nel 2003 l’Italia ha meno della metà dei ricercatori (per 1000 lavoratori) della Russia, Regno Unito, Canada e Francia e—addirittura—quasi un quinto di quelli del Giappone e Stati Uniti.
Grazie alla sterminata banca dati Eurostat aggiornata sebbene un po’ ostile, ecco il numero di ricercatori full-time nel settore ricerca & sviluppo (R&D) sia pubblico che privato:
Insomma questo un po’ spiega perché il rapporto citazioni/ricercatori tende a crescere, nulla levando alla dedizione notevole dei ricercatori italiani.
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