Energia nucleare al Torio

Tra gli articoli meritevoli nel numero di gennaio di Wired USA ce n’è uno sull’energia nucleare proveniente dal torio (Th nella tavola periodica). Nei suoi toni ottimisti la rivista la definisce un’energia “supersafe, green and clean“.

Il Torio è presente 3-4 volte più dell’uranio nella crosta terrestre, studiato negli anni ‘50 negli USA come combustile ed utilizzato con successo in molti esperimenti svolti nell’Oak Ridge National Laboratory, nel Tennessee. Oggigiorno quest’istituto si occupa di energia e materiali e occupa più di 4000 persone con un discreto budget di 1.4 miliardi di dollari, mentre durante la seconda guerra mondiale fu dentro il progetto Manhattan e in tempo di pace continuò a studiare l’energia atomica, arrivando a produrre i primi radioisotopi per curare il cancro (i raggi gamma che possono distruggere le cellule cancerose).

Ma perché, sebbene gli esperimenti abbiano avuto successo, il torio non è stato utilizzato al posto dell’uranio? Richard Martin, giornalista di Wired, scrive che il governo statunitense preferì l’uranio perché il quel modo sarebbe stato prodotto anche il plutonio, utilizzabile negli armamenti nucleari che durante la Guerra Fredda andavano per la maggiore.

Oggi, fortunatamente, gli interessi sono cambiati e nel torio molti stanno investendo: negli USA nel 2007 dei senatori hanno proposto di promuovere di nuovo la ricerca (vedi l’articolo del Technology Review del MIT) e l’India, lo stato con le maggiori riserve, quest’anno conta di finire di costruire un primo reattore autofertilizzante (breeder reactor) ed ha pianificato di poter generare nel 2020 una potenza di 20 GW usando il torio. La compagnia Lightbridge ha nel suo sito addirittura un opuscolo sui vantaggi del torio, dal titolo “Thorium Will Power Your Profits (and Reduce Terror Risks)”.

Infatti tra i vantaggi nell’utilizzo del torio c’è il fatto che i reattori non comportano nessun rischio di fusione del nocciolo (meltdown), sono più efficienti di quelli convenzionali e non producono scorie pericolose; il torio infatti—scrive il giornalista—è poco radioattivo e si potrebbe maneggiare senza molti pericoli.

Il solito ottimo libro di MacKay ci elenca le nazioni con più risorse di monazite, il minerale da cui è più conveniente estrarre il torio, e nei primi tre posti di sono Turchia, Australia e India.  Oltretutto accenna all’Energy Amplifier inventato da Carlo Rubbia nel 1996, una tecnologia efficiente per la produzione di energia dal torio (informazioni meno tecniche qui e più tecniche sul sito del Cern).

Kirk Sorensen, ingegnere aerospaziale alla NASA, gestisce un accuratissimo e completo blog sull’argomento, dal titolo Energy From Thorium. Un ottimo punto da cui cominciare per farsi un’idea sull’argomento.

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