Clima e Riscaldamento globale: IPCC e il Quarto Rapporto di Valutazione

Il tema del riscaldamento globale—come già ho scritto in precedenza—ha ottenuto molta attenzione in questi ultimi mesi sui mass media. Un’attenzione superficiale, senza dubbio, visto che essendo un complesso tema scientifico, legato anche fortemente al funzionamento della comunità scientifica, al processo che porta dalle ipotesi a delle affermazioni passando per studi ed esperimenti, non può trovare spazio sui media classici che non sono capaci e non hanno la necessità di approfondire e di dedicare il dovuto spazio a tematiche complesse.

Per fortuna, oserei dire per la prima volta nella storia, i contributi scientifici di tutto il mondo (non quindi solo degli Stati Uniti e dell’Occidente), sono dibattuti e condivisi a livello mondiale e dal 1988 esiste l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), un forum di scienziati organizzato dall’ONU e dal WMO (World Meteorological Organiztion) nato con lo scopo di studiare il cambiamento climatico. Questo forum non svolge direttamente ricerca ma racchiude, controlla e tiene sotto osservazione i contributi di tutti i centri di ricerca mondiali sul tema e periodicamente produce dei Rapporti di Valutazione (il primo nel 1990 e l’ultimo nel 2007) che si propone di riassumere lo stato dell’arte sull’argomento e di fornire un riassunto per i decisori politici.

Tale rapporto è disponibile on-line, il Quarto Rapporto (quello del 2007) consta di 1500 pagine e il CMCC (Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici) ha avuto l’ottima iniziativa di tradurre la sintesi per i decisori politici in italiano e di renderlo disponibile sul proprio sito Web.

La lettura è agevole, sebbene il tema sia complesso e variegato. La prima sezione comincia così:

I cambiamenti nell’atmosfera delle quantità di gas e aerosol ad effetto serra, della radiazione solare e delle proprietà della superficie terrestre alterano il bilancio energetico del sistema climatico. Questi cambiamenti sono espressi in termini di forzante radiativo2, che viene usato per valutare come i fattori antropici e naturali influenzino la tendenza al riscaldamento o al raffreddamento del clima globale.

Forzante radiativo è un termine comune quando si parla di cambiamenti climatici e definisce un fattore che è in grado di alterare il bilancio energetico nel sistema Terra-atmosfera, un forzante positivo tende a “scaldare” la Terra mentre uno negativo viceversa la raffredda.

Ricordo che un rapporto come questo non fa altro che riassumere ciò che la comunità scientifica (quindi non solo 2-3 scienziati pagati dal governo) conosce sull’argomento. La sintesi è indirizzata a chi deve prendere decisioni politiche sull’argomento, per chi volesse approfondire e comprendere i risultati ha a disposizione quasi 2000 pagine di contenuti tecnici. Comunque grafici come il seguente (cliccare per ingrandire) sono molto chiari:

Dove nelle ascisse ci sono diecimila anni: la “tacca” più a destra è il 2005 e verso sinistra ogni “tacca” sono 2500 anni. Qui si vede la concentrazione atmosferica di anidride carbonica (parti per milione, ppm) ottenuta con diversi studi (ogni colore è uno studio differente). Solo negli ultimi decenni infatti si hanno misurazioni diretti, altrimenti bisogna ricorrere alle cosiddette variabili proxy, delle variabili correlate che descrivono comunque un fenomeno che non è direttamente osservabile. Queste variabili possono essere fossili, anelli degli alberi, sedimenti marini, coralli, composizione atmosferica ricavata dalle carote di ghiaccio estratte da ghiacciai (un piccolo approfondimento qui, sul sito di Consumi Amici del Clima).

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