Il plagio nelle università inglesi

Uno dei primi giorni nell’University of Birmingham mi è saltato subito all’occhio il numero di avvisi contro la pratica di copiare i compiti universitari, il plagio. Si faceva presente che l’anno precedente più di qualche studente era stato espulso per essere stato sorpreso a copiare il proprio compito. Ovvio che l’argomento mi abbia interessato, visto che nelle nostre università il plagio non è stigmatizzato e perseguito con tanto ardore. Come leggevo su una rivista e come fa notare questo post su un forum sulle università inglesi, il plagio può essere sia intenzionale — così come noi lo conosciamo — oppure accidentale. Come può essere il plagio accidentale? Nella cultura cinese, ad esempio, copiare il lavoro di un’altra persona è un segno di rispetto e stima, e quindi non è affatto visto come un gesto negativo. Per questo motivo uno studente cinese potrebbe non rendersi conto che invece nella cultura occidentale, nella mentalità anglosassone soprattutto, copiare è visto come un gesto esecrabile.

Un professore dell’University of Birmingham si lamentava nella mailing-list oggi che nell’ultimo term (semestre) ha avuto a che fare con 15 casi di plagio e dice letteralmente:

It is not only embarrassing for the individuals concerned but also for us as an institution

Questo perché il Freedom of Information Act richiede alle università di segnalare in maniera anonima i casi di plagio, si possono trovare in rete documenti come questo che mostrano il numero di studenti scoperti a copiare e/o espulsi. Un esempio è il King’s College di Londra che ha espulso 13 studenti in quattro anni.

Questo fenomeno è emblematico nel manifestare le differenze tra i vari sistemi universitari — e culture — europei.

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